L'Europa punta al 2027 per l'abbandono del gas russo, ma quello naturale rimane cruciale
Bassanino (Roland&8239;Berger): la sicurezza energetica dipende da flessibilità, hub mediterraneo e investimenti in rigassificazione
L'Unione europea ha fissato il 2027 come data ultima per eliminare il gas naturale proveniente dalla Russia, ma il gas resterà una componente strutturale del sistema energetico e industriale del continente. Il documento The Global Gas Game di Roland Berger descrive una transizione energetica che si sviluppa accanto a una crescente competizione geopolitica e infrastrutturale. L'obiettivo sarà bilanciare indipendenza energetica, competitività industriale e decarbonizzazione, in un contesto caratterizzato da volatilità geopolitica e da una trasformazione del mercato globale del GNL.
"In uno scenario caratterizzato da tensioni geopolitiche e dal rischio di interruzioni lungo rotte strategiche come lo Stretto di Hormuz, la sicurezza energetica europea dipenderà sempre meno dalle risorse e sempre più dalla flessibilità del sistema. Le alternative al gas non cresceranno abbastanza rapidamente da sostituirlo nel prossimo decennio: ed è qui che l'Italia può giocare un ruolo chiave come hub energetico del Mediterraneo, grazie alle infrastrutture già sviluppate e a un ulteriore rafforzamento di rigassificazione, stoccaggi e diversificazione delle forniture", afferma Andrea Bassanino, Senior Partner di Roland Berger.
Le fonti rinnovabili non coprono ancora la domanda. La produzione europea di biometano dovrebbe arrivare a 35miliardi di metri cubi entro il 2030, coprendo circa il 10% del consumo attuale di gas dell'UE. Tecnologie come l'e-metano e l'idrogeno verde hanno costi elevati: l'e-metano può costare fino a 375USD/MWh, rendendolo adatto solo a settori industriali difficili da elettrificare.
Il rapporto evidenzia un divario di costo tra Europa e Stati Uniti. Il prezzo livellato dell'energia prodotta da centrali a CCGT varia fra 105 e 165USD/MWh in Europa occidentale, contro 48-110USD/MWh negli Stati Uniti. In Europa il combustibile può incidere per l'82% del costo totale di generazione elettrica, aumentando la vulnerabilità alle fluttuazioni dei mercati internazionali.
Il mercato globale si orienta sempre più verso il GNL. La capacità mondiale di rigassificazione cresce più velocemente di quella di liquefazione, rendendo gli scambi più flessibili. La Cina è ora un attore centrale, con contratti di lungo periodo per oltre 100 milioni di tonnellate annue e la capacità di spostare fino al 40% dei volumi verso il mercato spot.
La roadmap europea è chiara: a partire da aprile 2026 finiscono i contratti a breve termine per il GNL russo, a gennaio 2027 terminano quelli a lungo termine e a settembre 2027 si chiudono definitivamente i flussi via gasdotto. Secondo Roland Berger, la competitività energetica dell'Europa dipenderà da tre leve: ridurre la domanda di gas nei settori dove esistono alternative economicamente sostenibili, aumentare la flessibilità degli approvvigionamenti tramite il mercato globale del GNL, e rafforzare il controllo delle infrastrutture strategiche - rigassificatori, stoccaggi e reti energetiche - che diventeranno i principali asset della sicurezza energetica del continente.

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