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01/07/2026

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La Corte Suprema blocca i dazi USA: impatti per le imprese

Funk (GAM): nei prossimi mesi la sentenza della Corte Suprema dovrebbe modificare sensibilmente le dinamiche della politica commerciale

Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il Presidente non può imporre dazi doganali ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). La decisione ha annullato il fondamento legale usato finora per le misure tariffarie d'emergenza, imponendo che ogni provvedimento di ampia portata debba essere autorizzato dal Congresso. "In questo contesto di crescente incertezza operativa, il quadro giuridico che disciplina la politica sui dazi degli Stati Uniti ha subito un profondo cambiamento", afferma Thomas Funk, Gestore del GAM Swiss Small & Mid Cap Equity di GAM.
Nel breve periodo la sentenza non ha eliminato l'incertezza. L'amministrazione ha ricorso alla Sezione 122 del Trade Act, che consente l'imposizione di dazi temporanei per 150 giorni. Questa disposizione non è pensata per un regime tariffario permanente e, una volta scaduta, non è garantita alcuna proroga dal Congresso. "Gli Stati Uniti hanno bisogno di una base giuridica concreta per imporre dazi. Questa non può essere semplicemente stabilita attraverso accordi internazionali. È necessaria un'autorizzazione legislativa esplicita per imporre dazi", spiega Funk

La possibilità di estendere la Sezione 122 appare remota, così come la creazione di una nuova autorità legislativa per i dazi. Qualsiasi proposta dovrebbe superare l'ostruzionismo senatorio, che permette a una minoranza di bloccare una legge anche con la maggioranza a favore. Di conseguenza, le aziende adotteranno un approccio prudente nelle decisioni di investimento e di approvvigionamento.

L'amministrazione ha già indicato l'intenzione di fare affidamento sulle Sezione 232 e Sezione 301 della legge commerciale statunitense. La Sezione 232 autorizza misure per motivi di sicurezza nazionale, mentre la Sezione 301 affronta pratiche commerciali discriminatorie e sleali. Entrambe richiedono procedure amministrative formali, prove documentate e revisione giudiziaria. "Ciò significa che un'indagine non porta automaticamente all'imposizione di dazi, ma solo se i requisiti di legge sono soddisfatti sulla base di fatti concreti e di un'analisi coerente", afferma Funk.
Il quadro giuridico in evoluzione spinge la politica commerciale statunitense verso un approccio più tecnico e istituzionale. La Corte Suprema ha delineato un nuovo limite, obbligando le agenzie a basare le proprie decisioni su dati fattuali e a fornire motivazioni dettagliate. Questo cambiamento dovrebbe ridurre l'uso di misure tariffarie politiche a favore di processi più trasparenti. "Nei prossimi mesi, la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti dovrebbe, a nostro avviso, modificare sensibilmente le dinamiche della politica commerciale e spostare sempre più i negoziati tariffari con gli Stati Uniti dall'arena politica a processi istituzionali e tecnici", prosegue Funk.

Nel medio termine, la stabilità dipenderà anche dall'esito dell'estensione dell'USMCA (accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada). Un rinnovo senza attriti favorirebbe l'integrazione delle catene di valore nordamericane, in particolare nei settori automobilistico, meccanico ed elettronico, supportando le decisioni di investimento e contribuendo a rinvigorire lo slancio economico. Una continuazione affidabile di questo quadro sosterrebbe le decisioni di investimento e rafforzerebbe così lo slancio economico", conclude Funk.


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