Italia tra i top 10 per gli investimenti nello storage a batterie
Cassar e La Malfa (DLA Piper): gli investitori vedono il nostro Paese come mercato chiave per BESS grazie a regole stabili e contratti MACSE
Italia è stata individuata come uno dei mercati più promettenti per gli investimenti in sistemi di accumulo energetico a batterie (BESS) nei prossimi tre anni. La valutazione proviene dal report Capital Unlocks Capacity redatto dallo studio globale DLA Piper, basato su un'indagine su 550 soggetti tra private equity, istituzioni, sviluppatori di progetti, consulenti finanziari e produttori indipendenti di energia.
Il sondaggio evidenzia che, nonostante l'incertezza politica percepita, gli Stati Uniti risultano il mercato più attrattivo per il 25% degli intervistati, seguiti dal Regno Unito (19%) e dalla Cina (14%). L'Italia è citata dall'8% degli investitori, posizionandosi nella top10 mondiale.
Tra i fattori che rendono l'Italia appetibile figurano la solidità della supply chain locale, la certezza delle regole di mercato, l'accesso alla rete e la finanziabilità delle opzioni di ricavi contrattuali. Il meccanismo MACSE (mercato a termine degli stoccaggi) contribuisce a rendere più visibili i flussi di reddito, migliorando la capacità di finanziamento dei progetti.
Il mercato globale dello storage energetico ha raggiunto una fase di maturità, spinto dalla riduzione dei costi tecnologici e dalla crescente domanda di sistemi energetici flessibili e resilienti. La prevedibilità delle regole di mercato rimane il criterio dominante nelle decisioni di investimento, mentre strutture di ricavo solide e l'accesso alla rete continuano a essere elementi critici.
Parallelamente, cresce l'interesse verso progetti ready-to-build, considerati più sicuri e pronti all'esecuzione. Oltre il 70% degli investitori ritiene attrattive le soluzioni ibride che integrano produzione, storage e consumo energetico; in Italia questa tipologia è il modello preferito. Il 31% degli intervistati indica lo storage a lunga durata come priorità strategica.
La maggior parte degli investitori (43%) persegue progetti "Goldilocks", ossia in fase avanzata di sviluppo, piuttosto che iniziative greenfield o asset a rischio ridotto già in esercizio. La metà degli intervistati punta a un tasso interno di rendimento compreso tra l'11% e il 12%, mentre solo il 3% ricerca rendimenti superiori al 15%.
Natasha Luther-Jones, partner e Global Chair del Sector Energy and Natural Resources di DLA Piper a livello globale, ha commentato: "In soli cinque anni, gli investitori e gli altri operatori di mercato hanno trasformato un comparto emergente come quello dello stoccaggio in batterie in un settore istituzionale e regolamentato. L'indagine mostra chiaramente che il settore non sta più semplicemente inseguendo la capacità di stoccaggio degli asset, ma sta piuttosto dando priorità a un quadro normativo stabile, a un percorso pronto per l'accesso alla rete e a una chiara visibilità dei ricavi. Il capitale c'è, ma viene distribuito in modo molto più disciplinato rispetto al passato".
Secondo Germana Cassar e Vincenzo La Malfa, Co-Heads del Sector Energy di DLA Piper in Italia, "Con l'evoluzione di settori come quello dei sistemi di accumulo energetico (BESS), gli investitori mostrano una crescente disponibilità ad accettare, anche in Italia, un livello sempre maggiore di esposizione al rischio, purché nel giusto contesto. Ciò sta determinando una tendenza sempre più diffusa verso modelli di ricavi misti, in cui il rischio commerciale viene attentamente bilanciato con flussi di reddito garantiti da contratti. Allo stesso tempo, il capitale punta sempre più spesso a opportunità che si collocano a metà strada tra l'incertezza delle fasi iniziali e gli asset a basso rendimento ma completamente privi di rischio. In sostanza, il mercato si sta orientando verso una via di mezzo, con il capitale che confluisce verso progetti in cui l'incertezza non è inesistente, ma nei quali il rischio può essere chiaramente compreso e valutato in modo appropriato".

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