AI in EMEA: la crescente lacuna nella sovranità dei dati
Pfaelzer (Veeam): le imprese spingono l'AI e trascurano la visibilità dei dati, generando rischi. C'è la necessità di una maggiore visibilità e controllo
Veeam Software ha pubblicato una ricerca che evidenzia una disconnessione tra l'adozione rapida dell'AI e la gestione della sovranità dei dati nelle organizzazioni dell'area EMEA. Il 99% dei decisori considera la sovranità dei dati fondamentale, ma il 72,5% la posiziona al secondo posto rispetto all'accelerazione dell'AI. Il risultato è un divario operativo: il 40% dei leader segnala i dati usati per l'AI o l'analytics come il principale punto cieco.
"Le organizzazioni in tutta l'area EMEA stanno accelerando l'adozione dell'AI, riconoscendone il potenziale nel favorire innovazione e crescita", ha dichiarato Tim Pfaelzer, General Manager e Senior Vice President, EMEA di Veeam. "Tuttavia, molte si trovano ora ad affrontare un compromesso fondamentale: procedere rapidamente con l'AI senza comprendere, proteggere e gestire pienamente i propri dati, oppure rallentare i progressi per soddisfare i requisiti di sovranità. La nostra ricerca evidenzia la necessità di una maggiore visibilità e controllo. Garantendo che i dati siano compresi, governati e affidabili, le organizzazioni possono accelerare con fiducia l'adozione dell'AI riducendo al contempo il rischio e rispettando le aspettative in materia di sovranità dei dati".
Il Data & AI Trust Gap Report di Veeam indica che l'88% delle aziende utilizza già agenti AI, ma solo il 7% è pronto a gestirli. Il divario di visibilità si manifesta in tutta la regione, con approcci diversi ma un problema comune.
- Regno Unito: il 58% delle imprese punta a prevenire violazioni dei dati; il 45% segnala i dati per AI e analytics come principale punto cieco, il più alto in Europa.
- Germania: l'82% dei leader dà priorità alla velocità dell'AI rispetto a controlli sui dati, evidenziando una tensione tra difesa e innovazione.
- Francia: il 46% dei responsabili enfatizza la protezione della proprietà intellettuale e delle informazioni sensibili, riducendo l'urgenza della sovranità dei dati.
- Medio Oriente e Africa (MEA): il 60% delle organizzazioni ha implementato strategie di sovranità dei dati; il 38% ricorre a fornitori terzi, creando punti ciechi nella supply chain.
I fattori che spingono le aziende verso l'AI includono la riduzione del rischio di violazioni (44%) e il desiderio di un maggiore controllo sui dati (43%). Le azioni rimangono reattive, guidate da audit interni (33%) e dall'espansione sul mercato (32%). La normativa GDPR è ben compresa (90%), ma la chiarezza su regolamenti più recenti, come l'EU AI Act, è limitata, aumentando il divario di governance.
Il focus su iniziative di trasformazione digitale ha creato ulteriori lacune di visibilità:
- Ambienti cloud pubblici (38%).
- Flussi di dati transfrontalieri (34%).
- Fornitori di terze parti (33%).
- Shadow IT, con il 32% delle organizzazioni che segnala sistemi non governati.
"L'AI non deve necessariamente rallentare il business, ma richiede chiarezza operativa", conclude Andre Troskie, EMEA Field CISO di Veeam. "Se non si riesce a vedere dove stanno andando i dati, chi può accedervi e cosa i sistemi di AI stanno facendo con essi, non si ha il controllo. E senza controllo, l'AI diventa rapidamente una responsabilità a livello di Consiglio di Amministrazione".

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