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01/07/2026

economia

Fed alza la dot plot: cosa cambia per inflazione e mercati

De Michelis (FRAME AM): Warsh non è una "colomba", avvisa su inflazione sopra il 2% e segnala nuove sfide per gli investitori

Fed ha pubblicato un comunicato più restrittivo rispetto al passato, segnalando una priorità sulla stabilità dei prezzi. La dichiarazione è breve ma chiara: l'obiettivo è riportare l'inflazione al target del 2%. Chi si aspettava un insediamento di Warsh in stile "colomba" è rimasto sicuramente deluso.
La dot plot è salita di 40 punti base per il 2026 e di 50 per il 2027. Nove dei diciotto membri hanno indicato almeno un rialzo dei tassi quest'anno; sei di loro ne prevedono due.
Questo scenario è diverso da quattro mesi fa, quando il mercato prevedeva due tagli, e meno male che questo nuovo governatore l'ha scelto Trump... 

"la Fed ha cambiato rotta - afferma Michele De Michelis, CIO di FRAME Asset Management - e ora punta a contenere l'inflazioneC'è però da aggiungere che Warsh crede poco nelle dot plot e lui stesso, infatti, non ha espresso alcun parere al riguardo, annunciando invece la creazione di gruppi di lavoro che si concentreranno su cinque progetti distinti per mettere a fuoco procedure e strategie della banca centrale su comunicazione, bilancio, fonti dati, produttività, lavoro, e inflazione".

Il metodo di calcolo dell'inflazione verrà depurato da shock di breve periodo, per offrire una misura più stabile.
I mercati hanno reagito con moderata negatività alle parole di Warsh, ma la reazione è stata contenuta anche perché, subito dopo, è stata annunciata la riapertura dello stretto di Hormuz e la fine delle ostilità tra USA e Iran.
Gli operatori dovranno gestire una maggiore incertezza rispetto a prima. La consuetudine "never fight the Fed" resta valida, ma diventa più difficile da applicare quando le decisioni non sono chiare.
"Si aggiunge un ulteriore tassello d'incertezza ad un contesto che ormai cambia di giorno in giorno", prosegue De Michelis. Basti pensare alla serie di annunci relativi alla guerra, con il mercato azionario che ha festeggiato più volte la fine delle ostilità e la normalizzazione della situazione andando a toccare nuovi record (basta vedere il grafico da fine marzo in poi), senza che questo accadesse veramente.

"Speriamo sia la volta buona, anche se ovviamente continuo a nutrire seri dubbi. Quindi, quando mi chiedono cosa penso accadrà nel futuro, la mia risposta è sempre la solita: se fossimo negli anni '90 ridurrei il rischio al massimo, ma ormai i mercati non sono più - come dice un mio caro collega - uno specchio dell'economia reale, piuttosto sono diventati soprattutto uno strumento di allocazione del capitale in un sistema monetario specifico. E questo sistema, a seguito della crisi del 2008, è cambiato radicalmente", prosegue De Michelis. Ecco perché ha poco senso fare previsioni di breve periodo riducendo o aumentando drasticamente il rischio, oppure seguire i suggerimenti di certi 'guru'.


"Piuttosto, bisogna investire con questa certezza: le correzioni arrivano improvvise come i temporali estivi e qualche volta diventano vere e proprie trombe d'aria, quindi non bisogna spaventarsi, perché poi il sereno torna sempre. Se invece, quando ci sono fulmini, saette e folate di vento a cento all'ora ci si fa prendere dal panico, allora è meglio evitare di sovrappesare i risky asset, perché la durata e la frequenza del maltempo sono ignote sia in meteorologia che in finanza", conclude De Michelis.




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