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24/06/2026

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Decarbonizzazione industriale in Europa: dati, ostacoli e opportunità

Chiesa (POLIMI): emissioni UE -37% ma gap di 500 MtCOeq nel 2030, investimenti CCUS e idrogeno in crescita

Vittorio Chiesa, direttore di E&S e responsabile del Decarbonization Policy & Technology Report 2026, evidenzia che, nonostante una riduzione del 37% delle emissioni di CO2 nell'area UE negli ultimi tre decenni, il divario rispetto agli obiettivi del 2040-2050 è ora di circa 500MtCOeq per il 2030 e sale a 1,5 miliardi di tonnellate nei due decenni successivi. "L'instabilità del contesto geopolitico evidenzia una volta di più come l'unica risposta strutturale in grado di ridurre l'esposizione ai prezzi dell'energia sia la decarbonizzazione, ma non senza tutela e rilancio industriale, che vanno conciliati con il raggiungimento degli obiettivi climatici", afferma Chiesa. "È assolutamente necessario intervenire sui costi energetici, che in Europa risultano più elevati: i dati mostrano come le produzioni energy-intensive abbiano registrato le maggiori difficoltà negli ultimi anni, limitando la capacità dei sottosettori produttivi di competere. La risposta europea contenuta nel Clean Industrial Deal, e seguita da provvedimenti importanti tra cui l'Industrial Accelerator Act-IAA, il nuovo quadro sugli Aiuti di Stato legati al CID (CISAF) e il METSAF, mette al centro la creazione di mercati guida per i prodotti strategici low carbon e made in UE, nonché l'istituzione di aree di accelerazione per progetti di decarbonizzazione industriale e investimenti nel settore delle cleantech".

Il report analizza il quadro normativo europeo, con il Clean Industrial Deal, e quello italiano, tra cui Energy Release2.0, il DL Bollette e i Power Purchase Agreements (PPA). L'accento è posto su due tecnologie chiave per i settori industriali hard-to-abate: la produzione di idrogeno rinnovabile e le soluzioni di Carbon Capture Utilization and Storage (CCUS).
Per la CCUS, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) prevede una capacità di stoccaggio di 4MtCO2/anno entro il 2030, ma la normativa italiana resta incompleta. I Carbon Contracts for Difference (CCfD) sono indicati come principale leva economica, ma potrebbero servire anche incentivi in conto capitale per ridurre il costo degli investimenti.

Nel settore dell'idrogeno, il mercato italiano appare pronto, ma gli operatori attendono il Decreto Tariffe definitivo e le regole operative per rendere gli investimenti bancabili. Il PNIEC fissa un consumo di 721ktep (circa 0,25MtH2) entro il 2030, con il 70% prodotto in Italia; attualmente 42 progetti in fase di fattibilità, con capacità complessiva di circa 0,3MtH2/anno, superano l'obiettivo ma non sono ancora certificati.
""La direzione strategica appare dunque definita - conclude Chiesa - ma rimangono aperte molte questioni legate alla competitività industriale, alla sostenibilità economica degli investimenti e alla capacità dei sistemi regolatori di accompagnare la trasformazione in corso. Inoltre, resta da capire quanto il nostro Paese riuscirà a sfruttare questi nuovi spazi di manovra, partendo da una situazione sfavorevole in termini di conti pubblici".

L'ecosistema dell'innovazione è mappato in dettaglio. Per la CCUS, sono state identificate 372 startup a livello globale, di cui il 43% negli USA e il 40% in Europa; il 66% è stato creato negli ultimi cinque anni. Il Regno Unito concentra 45 delle 151 startup europee, grazie a una base industriale forte, un quadro normativo stabile e un ampio accesso a capitali.


Nel valore della catena, il 41% delle startup fornisce esclusivamente soluzioni di cattura, il 23% si occupa di stoccaggio e il 13% di utilizzo; solo il 23% integra più fasi, segnalando una transizione dal modello "full chain" a un "partial chain" specialistico.
Tra le tecnologie di cattura, il 34% delle startup (82 su 237) sviluppa sistemi di Direct Air Capture (DAC), allineati al nuovo regolamento europeo sul carbon removal. Nel segmento di stoccaggio, il 43% delle startup punta alla produzione di biochar, mentre il 34% sperimenta la mineralizzazione e il 10% l'enhanced rock weathering.
L'attività brevettuale è elevata: il 32% del campione possiede brevetti approvati o in fase di approvazione, e il 55% di questi brevetti è stato depositato nelle fasi preliminari della vita aziendale.


Nel settore dell'idrogeno sostenibile, il report individua 163 startup, con il 39% in Europa, il 28% in Asia e il 25% in America. La concentrazione europea riflette la specializzazione nella produzione di elettrolizzatori e componenti, supportata dalle politiche dell'Unione Europea. Oltre due terzi delle imprese sono nate dal 2020 in poi, indicando una rapida accelerazione dell'innovazione.
Le startup di idrogeno mostrano una maturità superiore: il 29% è in fase di early-stage VC e il 16% in late-stage VC, mentre il 38% detiene brevetti approvati o in corso di approvazione.
In sintesi, la decarbonizzazione industriale in Europa si trova a un bivio: la riduzione delle emissioni è evidente, ma il divario rispetto agli obiettivi futuri rimane ampio. Le politiche emergenti, i meccanismi di finanziamento e l'ecosistema delle startup rappresentano gli elementi chiave per colmare il gap e garantire competitività e sostenibilità.




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