Cina, UE e USA accelerano verso l'autosufficienza energetica: chi guida la corsa
Graham (Robeco): il conflitto in Iran ha riproposto il problema della dipendenza da risorse provenienti da zone di guerra, ma l'elettrificazione non tiene il passo con gli sviluppi geopolitici
Il panorama energetico è dominato da tensioni geopolitiche, fluttuazioni dei prezzi dei combustibili e una crescente domanda di elettrificazione nei settori dei trasporti, dell'edilizia e delle infrastrutture digitali. In questo contesto, il concetto tradizionale di sicurezza energetica, basato sull'accesso a riserve fisiche di petrolio e gas, si è trasformato. "Oggi, tale concetto si è trasformato nella capacità di generare, immagazzinare e gestire l'energia utilizzando infrastrutture, fonti e tecnologie nazionali. Di conseguenza, la sicurezza energetica tramite l'elettrificazione dipende anche da un'ampia gamma di minerali critici, che non sempre si trovano nelle località più accessibili a livello geografico o politico", afferma Colin Graham, Head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco.
La nuova definizione include anche una dipendenza da minerali critici, spesso non disponibili nelle aree geopolitiche più favorevoli.
La corsa all'indipendenza è al centro delle strategie di Cina, Unione Europea e Stati Uniti, sebbene il ritmo di avanzamento vari notevolmente. Nel 2025 la Cina ha destinato 800 miliardi di dollari alle energie rinnovabili, realizzando un parco solare dell'estensione di Parigi; negli ultimi cinque anni la spesa totale supera i 3.000 miliardi di dollari. L'UE e gli USA hanno investito circa la metà di tali cifre, concentrandosi su progetti di energia pulita e modernizzazione della rete.
Il vantaggio strategico cinese deriva dal controllo sull'intero ecosistema produttivo, dalla capacità di scalare rapidamente componenti di rete ad alta tensione e sistemi di accumulo, e da una politica di integrazione verticale delle catene di approvvigionamento. Tuttavia, la Cina continua a importare il 95% del cobalto, il 90% del nichel e l'80% del minerale di ferro. "Questi processi hanno rafforzato la resilienza interna, permettendo, al contempo, al Paese di esportare componenti critici verso l'UE e gli Stati Uniti e di restare integrato nelle catene di approvvigionamento globali", continua Graham.
Negli Stati Uniti, la strategia è stata inizialmente orientata all'estrazione di petrolio e gas da scisti, con una politica industriale mirata all'autosufficienza energetica. Oggi il focus è sulla filiera dell'elettrificazione: produzione nazionale di componenti per energia pulita, potenziamento della rete e sicurezza della catena di approvvigionamento per lo stoccaggio e l'elettronica di potenza. "Gran parte dei minerali critici necessari, tra cui terre rare raffinate, manganese e grafite naturale, è importata principalmente dalla Cina, per cui la politica statunitense si è focalizzata sulla produzione e sull'estrazione interna di questi minerali", prosegue Graham.
L'Unione Europea, al contrario, ha limitato lo sfruttamento di scisti a causa di ostacoli burocratici, puntando su un modello basato su gas d'importazione e su una crescita dell'efficienza energetica più rapida rispetto a Cina e USA. Nel 2024 meno del 50% dell'elettricità europea proviene da fonti rinnovabili, con il 90% dei pannelli solari fornito dalla Cina. "L'UE è affetta da una pericolosa dipendenza nei confronti della Cina per l'approvvigionamento di minerali critici grezzi e raffinati, in quanto importa la maggior parte di terre rare, magnesio, cobalto e litio dalla Repubblica Popolare Cinese", prosegue Graham.
La vulnerabilità europea si manifesta soprattutto nella scarsa capacità di stoccaggio del gas naturale e nella dipendenza dal carburante per aeromobili, nonché nella dipendenza da forniture di terre rare, magnesio, cobalto e litio. Nonostante ciò, l'economia dell'UE risulta più resiliente agli shock energetici rispetto a quella cinese, ma resta esposta a carenze di gas e prodotti petroliferi raffinati.
La risposta a lungo termine, secondo Graham, è migliorare l'efficienza energetica per ridurre la domanda complessiva, sia di elettricità sia di combustibili fossili. Tecnologie di elettrificazione come veicoli elettrici e pompe di calore sono da due a quattro volte più efficienti rispetto alle alternative basate su fonti fossili, offrendo un vantaggio strategico per le economie importatrici di energia. Questo guadagno di efficienza è strategicamente rilevante: riducendo il fabbisogno di energia primaria si rafforza la resilienza delle economie agli shock legati all'energia importata.

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