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17/06/2026

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Worklife balance: i dati che mostrano il vero impatto sul turnover

Castellani (Cegos): sanità integrativa, coperture assicurative, flessibilità, carichi sostenibili e riconoscimento economico guidano la permanenza dei talenti

Cegos Italia ha pubblicato i risultati della survey "Work-life balance e benessere organizzativo", che analizza le abitudini di oltre 1.000 professionisti italiani. Il quadro emergente indica che più della metà dei dipendenti dedica tempo extra al lavoro, ma solo il 41% si definisce soddisfatto del proprio equilibrio vita-lavoro. Le pressioni aumentano con il livello di responsabilità: circa il 50% di team leader e manager lavora regolarmente oltre l'orario previsto.
Principali risultati

- Il 53% dei professionisti ammette di svolgere attività extra occasionalmente.
- Il 29% lo fa con frequenza.

- Il 50% dei team leader e dei manager segnala turni prolungati.
- Il 41% si dichiara abbastanza soddisfatto del proprio work-life balance.
- Il 27% colloca la propria esperienza in una zona intermedia tra equilibrio e squilibrio.
Questi dati suggeriscono che il benessere organizzativo influisce direttamente sulle decisioni di permanenza. "Il dato è chiaro: il guadagno determina se restare, ma non basta a trattenere le persone. La permanenza si gioca su un equilibrio più ampio, fatto di flessibilità, qualità delle relazioni, prospettive di crescita e sostenibilità dei carichi di lavoro nel quotidiano. Quando queste dimensioni si incrinano, anche buone condizioni economiche, possono non essere sufficienti. La vera sfida per le organizzazioni è agire su questo equilibrio, perché la retention non si costruisce su una leva sola, ma sulla coerenza dell'esperienza complessiva", ha commentato Emanuele Castellani, Executive Board Member del Gruppo Cegos e CEO di Cegos Italia.

Le sfide percepite mostrano che solo il 38% dei dipendenti ritiene coerenti i comportamenti del proprio manager con le policy di well-being. Il 20% indica come priorità assoluta la riduzione di carichi di lavoro insostenibili e l'introduzione di obiettivi realistici, con un picco del 27% tra gli over55. La flessibilità di orari e luoghi di lavoro è al secondo posto (21% tra i 25-34 anni). Comunicazione interna efficace e stile manageriale attento al wellbeing completano il quadro; spazi dedicati al benessere e supporto alla vita privata restano marginali (2%).
Retribuzione e benefit sono al centro delle preoccupazioni: il 46% dei rispondenti indica la retribuzione e i benefit economici come priorità, seguiti da un clima positivo e buone relazioni con colleghi e manager (28%). La flessibilità di orari e luoghi di lavoro (13%) e l'autonomia nella gestione delle attività (12%) chiudono la top-five.


Sovraccarico è una realtà per 1 persona su 3: il 28% si sente frequentemente sopraffatto, il 6% vive stress continuo e il 46% avverte pressione occasionalmente. Le cause principali sono organizzative (eccesso di riunioni, burocrazia) e manageriali (obiettivi poco chiari o troppo ambiziosi).
Flessibilità e modelli organizzativi risultano una base solida ma ancora disomogenea. Il 78% dei dipendenti mantiene un legame positivo con l'azienda, ma il 20% si sente poco coinvolto e il 30% non percepisce un impatto concreto delle politiche di work-life balance. Le forme più diffuse di flessibilità sono lo smart working con regole chiare (53%), la flessibilità in ingresso/uscita (35%) e la gestione flessibile delle ferie (30%). Il 41% utilizza una sola forma di flessibilità offerta. La settimana corta è indicata dal 25% come soluzione per migliorare l'equilibrio.


Alessandro Reati, Head of People & Culture e HR Practice Leader di Cegos Italia, ha sottolineato: "Il supporto al benessere non appare ancora come una competenza diffusa e sistemica tra i manager. La formazione manageriale è decisiva: serve sviluppare competenze concrete per leggere i carichi di lavoro, dare priorità chiare e tradurre le policy in azioni quotidiane".
Benefici più richiesti mostrano che il 79% delle aziende offre iniziative di welfare, con il 30% dei dipendenti che le considera molto utili. Guardando ai programmi in essere, il 79% dichiara l'esistenza di iniziative di welfare, con il 30% dei rispondenti che le considera molto utili. I benefici più apprezzati includono la sanità integrativa e coperture assicurative (63%), i voucher aziendali (54%) e i buoni pasto anche durante lo smart working (43%).  Bene attività di volontariato e progetti sociali (25%) e community interne (23%). Le preferenze variano con l'età: i più giovani prediligono la rigenerazione fisica, le fasce centrali combinano benessere e socialità, mentre i senior optano per esperienze culturali.


I risultati evidenziano che il benessere organizzativo non si costruisce con interventi isolati, ma mediante scelte coerenti e integrate nel tempo. La chiave è la capacità dei manager di progettare il lavoro, gestire i carichi e definire priorità, trasformando le policy in esperienze quotidiane condivise.

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