Rendimenti obbligazionari in rialzo, azioni trainate dall'AI: segnali divergenti dai mercati
Defend e Mortier (Amundi): in un contesto di solida crescita degli utili, stress contenuto e ragionevole liquidità del mercato, manteniamo una lieve propensione al rischio
Nel corso dell'ultimo mese i rendimento obbligazionario ha registrato una netta crescita sul segmento breve, spinto dall'inflazione persistente e dalle politiche più restrittive delle banche centrali. Sul lato opposto, il segmento a lungo termine ha subito pressioni a causa dell'aumento dei premi a termine, alimentato da incertezze geopolitiche in Medio Oriente e da disavanzi fiscali elevati.
Parallelamente, i mercati azionari hanno mostrato una ripresa rispetto ai minimi di marzo, ma il rally è stato concentrato su pochi temi: energia, hyperscaler, chip di memoria e titoli legati all'AI.
"A nostro avviso", spiegano Monica Defend (Head of Amundi Investment Institute) e Vincent Mortier (Group CIO, Amundi), "la divergenza di scenario tra mercati obbligazionari e azionari riflette la difficoltà di stimare l'impatto di una interruzione del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz ed evidenzia l'incertezza relativa agli effetti economici di secondo impatto, ovvero la trasmissione della crisi dall'energia e dalla logistica a inflazione, crescita, margini societari, fiducia delle imprese e dei consumatori".
Il nostro scenario principale non è più quello di un rallentamento benigno, ma di una perturbazione controllata dell'economia, con aspettative di una crescita più bassa delle principali economie nel 2026 e di persistenti divergenze regionali", proseguono Defend e Mortier.
Le aree più vulnerabili sono l'Europa e i Paesi emergenti che importano energia; è plausibile una stagnazione dell'economia in alcuni paesi dell'Eurozona e un rallentamento della crescita in parti dell'Asia meridionale. Gli USA, pur rimanendo relativamente protetti, mostrano vulnerabilità legate ai canali finanziari e alla fiducia degli operatori.
Le spese in capex dovrebbero sostenere la crescita, soprattutto nei settori tecnologici, mentre le agevolazioni fiscali forniscono un cuscinetto contro i rischi geopolitici. La trasmissione dello shock energetico all'economia reale richiede un monitoraggio più attento, poiché l'inflazione complessiva è destinata a rimanere elevata, con ritardi nell'effetto sui prezzi di energia, salari e politiche fiscali. "Il rischio principale non consiste solo nel primo shock energetico, ma anche nella sua persistenza e negli effetti di secondo impatto. Gli importatori netti di energia in Europa e in Asia sono particolarmente vulnerabili a questi aspetti", continuano Defend e Mortier.
La stagione delle trimestrali statunitensi ha accentuato il tema dell'AI. Le aziende del settore hanno registrato utili solidi, ma gran parte della performance positiva deriva da plusvalenze latenti su investimenti privati e dal trattamento contabile di ingenti spese in capex. Resta da verificare se tali investimenti garantiranno i rendimenti attesi nel lungo periodo, considerati i gap tecnologici, la crescente concorrenza cinese e le problematiche di cybersicurezza.
Infine, lo shock legato alla situazione in Medio Oriente dovrebbe essere considerato un rischio geopolitico persistente, non più un evento temporaneo. La questione cruciale sarà capire se lo shock rimarrà gestibile o evolverà in uno shock macro-finanziario. In questo contesto di elevata incertezza, è fondamentale monitorare le ripercussioni economiche per orientare le future scelte di asset allocation. "Per ora, vista la liquidità e i fondamentali che supportano le attività rischiose, manteniamo una posizione di cauta propensione al rischio integrata da maggiori coperture. In un contesto di solida crescita degli utili, stress contenuto e ragionevole liquidità del mercato, manteniamo una lieve propensione al rischio", concludono Defend e Mortier.

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