Giulia Gasparini (AWS): crescita costante del business e la sfida delle competenze
L'adozione dell'AI in crescita presso le aziende italiane, ma c'è ancora molto da fare
Il recente AWS Summit non è stato solo un evento tecnologico, ma un termometro dello stato di salute digitale dell'Italia. Con quasi 6.000 partecipanti tra aziende, sviluppatori e innovatori, l'incontro ha messo in luce una realtà a due facce: da un lato, un entusiasmo crescente per l'intelligenza artificiale, e dall'altro, ostacoli persistenti legati a competenze e normative. Mentre il mercato italiano segna una crescita del 33% nell'adozione dell'AI rispetto allo scorso anno, il divario con l'Europa rimane evidente. Solo il 13% delle imprese italiane utilizza infatti l'AI in modo "trasformativo", contro una media europea del 22%. In questo contesto, AWS si propone non solo come fornitore di infrastruttura, ma come abilitatore di un cambiamento organizzativo profondo, puntando sulla sovranità del dato, sulla libertà di scelta tecnologica e su una rete capillare di oltre 780 partner sul territorio. Ecco l'intervista integrale a Giulia Gasparini, Country Manager AWS Italy.
Cosa rappresenta oggi l'AWS Summit per la vostra realtà e per l'ecosistema italiano?
Per noi non è un evento qualunque, ma il momento in cui celebriamo la nostra community di "builders": persone che non aspettano che le cose accadano, ma sono coloro che le fanno succedere all'interno del sistema economico e digitale del Paese.
Qual è l'attuale fotografia dell'adozione dell'intelligenza artificiale in Italia secondo i vostri dati?
C'è una vista ottimista: l'adozione è in crescita del 33% rispetto all'anno scorso. Tuttavia, solo il 40% delle aziende la utilizza e spesso solo a un livello base; la sfida è passare all'utilizzo trasformativo.
Come si posiziona l'Italia nel confronto con il resto d'Europa in termini di innovazione?
Siamo ancora indietro: oggi solo il 13% delle aziende italiane utilizza l'AI in maniera trasformativa, contro una media del 22% in Europa, nonostante i dati siano in miglioramento rispetto al passato.
Quali sono i principali ostacoli che frenano le imprese italiane verso una piena digitalizzazione?
I motivi principali sono tre: la carenza di competenze digitali, l'alto costo della compliance (oltre un terzo della spesa IT è assorbito dalle regolamentazioni) e la frammentazione normativa che complica la vita a chi esporta.
Cosa si aspettano concretamente le imprese che decidono di investire in queste nuove tecnologie?
C'è un forte desiderio di capire l'impatto sul business: il 91% delle imprese che usa l'AI si aspetta che entro il prossimo anno questa tecnologia porti un aumento reale dei ricavi, segnando la fine della distinzione tra puro IT e business.
Lei ha paragonato l'adozione dell'AI al lancio di un razzo nello spazio: cosa intende esattamente?
Intendo che l'AI è un sistema complesso basato su un insieme di fattori che devono funzionare tutti insieme; se manca anche solo un elemento, come le competenze o la strategia corretta, non si va da nessuna parte.
Come vi state muovendo per mitigare la carenza strutturale di competenze digitali nel Paese?
Siamo molto impegnati con il programma Amazon Future Engineer, con l'obiettivo ambizioso di formare oltre 200.000 studenti in materie STEM entro il 2026 per preparare le nuove generazioni alle sfide future.
Perché insistete tanto sul concetto di "libertà di scelta" per i vostri clienti?
Perché l'errore più grande oggi è rimanere bloccati in un ecosistema chiuso (lock-in). Con Amazon Bedrock offriamo modelli di 17 diversi fornitori, inclusi gli ultimi annunci di OpenAI, lasciando al cliente il controllo totale.
In un mondo sempre più preoccupato per la privacy, come garantite la sicurezza e la sovranità dei dati?
La sicurezza è il nostro fondamento ed è "by design". Grazie a prodotti come AWS Nitro e al nuovo European Sovereign Cloud disponibile da gennaio, garantiamo al cliente l'accesso esclusivo e il controllo totale sui propri dati.
È cambiato anche il modo in cui le aziende valutano il successo di un investimento tecnologico?
Assolutamente. Trent'anni fa bastava che un prodotto funzionasse; oggi i clienti chiedono un ritorno sull'investimento (ROI) chiaro e lo chiedono in mesi, non più in anni. È una grande responsabilità che ci assumiamo.
Qual è il ruolo dei vostri 780 partner nell'accompagnare le aziende italiane, spesso non nate digitali?
I partner sono fondamentali: sono l'estensione della nostra organizzazione. Mentre noi conosciamo la tecnologia, loro conoscono l'industria, il territorio e la storia dei clienti, integrando il nuovo con i sistemi esistenti.
L'Italia non è solo Roma e Milano; come riuscite a essere vicini alle realtà produttive sparse in tutta la penisola?
Grazie alla nostra rete di partner che sono ovunque. Loro riescono a parlare sia con le startup che con le aziende storiche che devono modernizzare sistemi vecchi di decenni, portando un'unica voce e una pianificazione comune.

Sommario del magazine di questa settimana
Idee e Opinioni
Fare Business
Marketing
Digital Business
Finanza e investimenti
Sport Business
Leisure
BusinessCommunity.it - Supplemento a G.C. e t. - Reg. Trib. Milano n. 431 del 19/7/97
Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
Politica della Privacy e cookie