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10/06/2026

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l'Interim Management spinge le PMI italiane verso la crescita in tempi di crisi

Ansandri (Randstad): non è una 'sostituzione temporanea', ma un acceleratore di managerializzazione che affrontano per esempio passaggi generazionali, internazionalizzazioni o lancio di nuove attività

L'Interim Management è noto all'81,9% delle imprese italiane, ma solo il 35,1% lo utilizza realmente per gestire cambiamenti, crisi o vuoti di leadership. La maggior parte dei manager temporanei ha più di 55 anni e porta esperienza di alto profilo, soprattutto nella funzione di General Management.
Le piccole e medie imprese costituiscono il 46% degli utilizzatori di Interim Management, seguite dalle realtà a conduzione familiare (22%). Il 70% dei mandati è attivo in aziende con meno di 250 dipendenti.
«L'Interim Management non è una 'sostituzione temporanea', ma un acceleratore di managerializzazione per le PMI che affrontano per esempio passaggi generazionali, internazionalizzazioni, lancio di nuove attività, senza voler appesantire la struttura di costi permanenti», ha dichiarato Elisa Ansandri, Senior Manager Interim Management Randstad Professional. «In un'epoca di trasformazione costante, saranno vincenti le organizzazioni capaci di innestare figure ad alto valore aggiunto esattamente quando e dove servono, superando il concetto statico di organico aziendale per abbracciare quello dinamico di ecosistema di competenze. E l'Interim Management rappresenta per i talenti senior una nuova 'frontiera carrieristica', trasformando l'uscita dal mercato tradizionale in un'opportunità di valore per il tessuto delle PMI italiane».

Il ruolo più richiesto è il General Management (31% dei mandati), seguito da Operations (20%) e da Finance/HR (16%). Oltre il 70% degli interim manager supera i 55 anni, garantendo capacità di gestire fasi di crisi o rilancio.
Il futuro dell'Interim Management in Italia appare in crescita: il 30% delle aziende intervistate prevede di utilizzare questo strumento nei prossimi mesi, con un buon tasso di fidelizzazione (il 50% di chi lo ha usato lo rifarebbe). La sfida per il 2026 sarà spostare l'asse dal "canale diretto" a una selezione qualitativa, basata sul fit culturale e sulle soft skills, garantita da provider professionali.



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