Human advantage: come l'AI fisica sta ridisegnando le imprese
Perrone (EY): l'AI trasforma la catena del valore, riducendo i costi e aumentando la sicurezza
Viviamo in un'epoca di metamorfosi digitale accelerata, dove l'intelligenza artificiale non è più una visione futuristica, ma un motore di cambiamento che sta penetrando capillarmente in ogni settore del mercato. Per le aziende, tuttavia, la sfida non risiede semplicemente nell'acquisizione di nuovi software, ma in una profonda riflessione strategica su come questa tecnologia possa diventare una leva trasformativa reale per il proprio business
. Il punto di partenza non è lo strumento, ma l'analisi della propria posizione attuale e delle potenzialità inespresse della propria value chain. Uno dei principali ostacoli a questa evoluzione è di natura psicologica e culturale: la cosiddetta "AI fobia". Il timore che le macchine possano sostituire l'uomo è un sentimento diffuso che le organizzazioni devono affrontare con urgenza, promuovendo un cambiamento del mindset culturale. La risposta a questa paura risiede nel paradigma dello "Human Advantage", una visione in cui l'intelligenza artificiale non agisce come sostituto, ma come alleato, coadiuvando l'essere umano nelle sue attività quotidiane e potenziandone le capacità.
Ma la trasformazione va oltre il software. Dopo l'ondata dell'AI generativa e l'introduzione degli agenti virtuali, stiamo entrando nell'era dell'AI fisica. Questa nuova frontiera vede l'intelligenza artificiale incarnarsi in robot umanoidi, rover e droni, pronti a collaborare negli ambienti produttivi, nella logistica e nella manifattura. L'obiettivo è duplice: massimizzare l'efficienza e, soprattutto, garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori, delegando alle macchine i compiti ad alto rischio. In questo scenario, emergono sfide cruciali come la "token economy" - ovvero il costo vivo di queste applicazioni - e la necessità di definire nuovi ruoli e competenze per il futuro. Le aziende devono imparare a gestire team ibridi, dove la collaborazione non avviene più solo tra colleghi umani, ma in sinergia con agenti virtuali. In questa intervista, Giuseppe Perrone di EY ci aiuterà a decodificare questi cambiamenti, spiegando come l'AI possa diventare un abilitatore trasformativo efficace per ottenere risultati di lungo termine e costruire modelli di business competitivi e sostenibili
Quando oggi vi sedete al tavolo con le aziende che vogliono approcciarsi all'intelligenza artificiale, quali sono i bisogni, consci o inconsci, che emergono maggiormente?
Il nostro compito principale è guidarle in una fase strategica fondamentale. Analizziamo dove si trovano oggi e come l'intelligenza artificiale possa fungere da leva trasformativa per il loro business specifico. Spesso lavoriamo sulla catena del valore: usiamo la process intelligence per ingegnerizzare i processi e solo in quel momento applichiamo l'AI per renderli più efficienti ed efficaci.
Si parla molto del timore che l'AI rubi il lavoro: come affrontate questo aspetto nelle organizzazioni?
Lavoriamo moltissimo sul cultural mindset per superare la cosiddetta "AI fobia". Il nostro approccio si basa sul paradigma dello human advantage: l'uomo deve essere coadiuvato dall'AI, non sostituito da essa. Stiamo conducendo studi sulle competenze del futuro proprio per capire come verranno identificati i nuovi ruoli, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Quali sono le sfide più grandi che le aziende devono affrontare nell'execution di questi progetti?
Identifico tre grandi sfide. La prima è la token economy, ovvero la sostenibilità economica dei costi di queste applicazioni. La seconda è organizzativa: non dobbiamo più chiederci solo come fare bene il nostro lavoro, ma come lavorare in team composti da persone umane e agenti virtuali. Infine, c'è il tema della competitività e della sostenibilità del business model in un ecosistema di stakeholder dove il rapporto di partnership diventa centrale.
Oltre all'AI generativa, quali sono i trend che vedete crescere in modo inaspettato?
La physical AI è sicuramente uno dei trend più rilevanti, specialmente per il manifatturiero, la mobilità e la logistica. Presto sarà normale collaborare in ambienti produttivi con robot umanoidi, rover o droni. Questo permetterà di massimizzare l'efficienza produttiva e, cosa più importante, la sicurezza dei lavoratori nelle attività ad alto rischio. È un abilitatore trasformativo reale che garantisce risultati concreti nel lungo termine.

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