Dompé usa già il Quantum Computing per innovare nel farmaceutico
Gregori (E4 Computer Engineering): innovazione tecnologica per la scoperta di nuovi farmaci, sfruttando i sistemi HPC
Il settore farmaceutico non sta aspettando il futuro: sta già utilizzando il Quantum Computing per rivoluzionare la ricerca. Nonostante i computer quantistici fisici siano ancora prototipali e caratterizzati da "rumore", aziende come Dompé ed E4 Computer Engineering sfruttano sofisticati emulatori per accelerare la scoperta di nuovi farmaci e il "repurposing" di molecole esistenti. Questa tecnologia permette di testare molecole su migliaia di target umani, rendendo possibile ciò che prima richiedeva tempi e costi insostenibili. È una corsa verso la sovranità tecnologica che vede l'Italia in prima linea. Abbiamo intervistato Daniele Gregori (DG), Chief Scientific Officer e responsabile della divisione Progetti UE e Quantum Computing, E4 Computer Engineering e Andrea Beccari (AB), Head of Discovery Platform Dompé farmaceutici.
Come descriverebbe la fase attuale del Quantum Computing?
DG: Siamo in quella che definirei l'era cambrianica, un periodo di grande fermento dove nascono nuove tecnologie e startup ogni settimana. Perché E4 considera il Quantum così strategico rispetto ai supercomputer tradizionali? DG: Lo vediamo come un acceleratore capace di risolvere problemi che richiederebbero tempi di calcolo e risorse energetiche proibitivi per le macchine classiche.
In che modo state portando questa tecnologia sul mercato oggi?
DG: Utilizziamo emulatori su macchine classiche che permettono di sviluppare codici su 40 qubit logici puliti, superando il limite dei prototipi fisici attuali che sono costosi e soggetti a errori.
Perché per Dompé è stato fondamentale iniziare la ricerca quantistica tre anni fa?
AB: Per mantenere la competitività; non possiamo aspettare che questa tecnologia diventi una commodity, perché allora sarebbe troppo tardi per fare innovazione.
Avete già ottenuto dei risultati tangibili in questo ambito?
AB: Certamente, abbiamo già depositato un brevetto quantistico per la simulazione di molecole, dimostrando che i primi algoritmi sono già funzionanti.
Cos'è il progetto Mosegad e perché è così rilevante?
DG: MoSeGad (MOlecular StructurE Generation And Docking with Quantum Computing) è nato dalla nostra partnership storica e si è classificato al primo posto tra tutti i grant sottomessi al Centro Nazionale, un vero onore per noi.
Qual è il vantaggio competitivo più evidente nell'uso del Quantum per la farmaceutica?
AB: La velocità estrema; calcoli che impegnerebbero i supercomputer per anni possono essere completati in pochi secondi.
Oltre alla velocità, ci sono miglioramenti qualitativi nella ricerca?
AB: Sì, la simulazione quantistica migliora drasticamente la qualità delle predizioni, permettendoci di esplorare spazi molecolari prima irraggiungibili.
In che modo il Quantum può aiutare a trovare nuovi usi per farmaci che già usiamo?
AB: Permette di testare ogni singola molecola su oltre 20.000 target umani, un processo che richiederebbe risorse di calcolo enormi con i metodi tradizionali.
Quali sono le sfide tecniche che state affrontando per il futuro?
DG: La sfida principale è la scalabilità delle macchine e la riduzione del rumore per arrivare al cosiddetto "fault tolerant quantum computing".
Esiste anche un vantaggio in termini di sostenibilità ambientale?
DG: Assolutamente; un computer quantistico usato come acceleratore ridurrebbe drasticamente i consumi rispetto ai supercomputer attuali che richiedono megawatt di potenza.
Quanto incide oggi il consumo energetico nel mondo del calcolo avanzato?
DG: È un tema critico; basti pensare che i data center per l'intelligenza artificiale hanno consumi dell'ordine di decine di megawatt.
Vedremo mai farmaci progettati interamente in modo digitale?
AB: Sta già accadendo; esistono molecole completamente progettate al computer che sono entrate in fase di sperimentazione clinica sull'uomo.
C'è una spinta anche da parte degli enti regolatori verso queste simulazioni?
AB: Sì, le agenzie governative richiedono l'uso di simulazioni al computer per accelerare la Drug Discovery e garantire la sicurezza dei farmaci.
Cosa dobbiamo aspettarci per la sovranità digitale europea entro il 2032?
DG: L'Europa punta ad avere macchine tolleranti agli errori entro quella data, seguendo una roadmap prudente ma concreta per l'indipendenza tecnologica.
L'Italia come si posiziona in questa sfida internazionale?
AB: Siamo in un momento unico per prendere questo treno; dobbiamo investire nello sviluppo di algoritmi per non essere sorpassati dagli altri paesi.
Qual è il valore aggiunto della collaborazione tra le vostre due realtà?
DG: Il segreto è stato fare squadra mettendo a fattor comune esperienze complementari, dimostrando che le eccellenze italiane possono competere ai massimi livelli.
Daniele Gregori, Chief Scientific Officer e responsabile della divisione Progetti UE e Quantum Computing, E4 Computer Engineering e Andrea Beccari, Head of Discovery Platform Dompé farmaceutici.
