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13/05/2026

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Storia di Venissa e del vino Dorona - Vinicitor Sapiens

Bisol (Venissa): un vino bianco unico al mondo, prodotto nella suggestiva Isola Mazzorbo a Venezia

Un vitigno che si credeva andato perduto anche per gli effetti di una alta marea che aveva sommerso numerosi isolotti della laguna veneziana, riportato agli antichi splendori dalla visione da una famiglia di storici imprenditori del vino, i Bisol. Stiamo parlando della Dorona e di Venissa, realtà unica al mondo, situata nella suggestiva Isola Mazzorbo, in Fondamenta Santa Caterina, isola che assieme a Torcello e Burano rappresenta la Venezia Nativa.
Venissa rappresenta un esempio perfetto di "vigna murata", la cui antica casa padronale fu ristrutturata inseguendo il sogno visionario della famiglia Bisol di ridare vita alla Dorona, l'uva d'oro dei dogi veneziani, quasi estinta a seguito della grande acqua alta del 1966, nonché unica vigna autoctona di Venezia.

Oggi il protagonista assoluto è il vino bianco Venissa che "Con una produzione annua di circa 3.000 bottiglie, spicca grazie all'unicità delle note sapide e alla sua eleganza data dalla simbiosi tra vitigno e terroir lagunare" ci racconta Luca Carnevali, Wine Ambassador di Venissa. La vigna murata fa da cornice perfetta al Ristorante Venissa, dove gli Chef Chiara Pavan e Francesco Brutto portano avanti una cucina di tipo ambientale, basata sulla valorizzazione del vegetale e degli ingredienti locali. Il pesce della laguna, con una particolare attenzione per le c.d specie aliene, come il granchio Blu, le verdure coltivate all'interno della tenuta e le erbe spontanee colte tra i filari. Venissa è un luogo magico dotato di un Wine Resort all'interno della tenuta e le 13 camere di Casa Burano, nella vicina isola dei colori.

"Accompagnando alcuni clienti a Torcello notai una vecchia vigna in una casa privata di fronte alla cattedrale di Santa Maria Assunta. Riuscii a convincere la proprietaria a mandarmi un po' di quell'uva quando fosse stata matura. Le cassette arrivarono piene di un'uva bellissima, con la buccia spessa, dal colore brillante dell'oro. Era la famosa Dorona, detta anche Uva d'oro, apprezzata dai veneziani, usata nei banchetti dei Dogi e poi scomparsa", ricorda Gianluca Bisol.
Comincia per caso la storia di Venissa, una scoperta incredibile: alcune delle ultime viti di Venezia, l'ultima traccia di una viticoltura distrutta dall'inondazione del 1966. "Una storia viticola che dura da oltre 2000 anni: fino all'anno 1100 piazza San Marco ospitava veri e propri vigneti, successivamente estirpati per far spazio ai palazzi che possiamo ammirare oggi. Fino a 50 anni fa in laguna erano molte le isole dove si produceva vino, soprattutto nella Venezia Nativa. La Dorona di Venezia è un vitigno autoctono a bacca bianca che si è adattato all'acqua alta e alle particolari condizioni di questo terroir unico al mondo, di cui nel 2002 Gianluca Bisol trova gli ultimi 88 esemplari, sparsi tra i giardini e le vigne di Venezia" racconta Luca.

Curiosamente a Venezia esiste solo Piazza san Marco, per come la conosciamo oggi mentre gli altri spazi cittadini si chiamano Campi. Non a caso visto che, fin dalle origini di Venezia e della vita aggregata nelle altre isole della laguna, era diffusa in laguna la coltivazione di piante da frutto, orti e vigne appunto.
Da qui, dopo le prime microvinificazioni, nasce l'idea di reimpiantare questo vitigno che, se coltivato in laguna, dona un nettare unico al mondo. Il luogo ideale è l'isola di Mazzorbo, nella tenuta Scarpa Volo: vigna murata e cantina per secoli, fino alla grande acqua alta del 1966. Qui la famiglia Bisol ha deciso di ripiantare 4000 piante di Dorona (0,8 ettari) che ogni anno danno vita a 3.000 bottiglie. La vinificazione è curata da Matteo Bisol, figlio di Gianluca e dal 2013 al 2021 alla guida del progetto Venissa.


"Una lunga macerazione sulle bucce - pratica storicamente usata in laguna - dà vita ad un vino bianco complesso e longevo, con una struttura tipica dei grandi bianchi da collezione. Un vino bianco che ricava dalle bucce la sapidità e i sentori tipici di questo terroir unico al mondo: note di miele di barena, artemisia marittima e pesca bianca", ricorda Luca.
Qui tutto è un grande capolavoro. Basti pensare alla bottiglia pensata e realizzata per omaggiare il passato di Venezia, rendendo onore a tre tradizioni locali: il vino, l'oro e il vetro. Un'ispirazione immediata, per associazione di idee e assonanza a partire dal nome del vitigno: Dorona, l'uva d'oro. "Una delle maggiori tradizioni dell'artigianato veneziano è infatti quella dei Battiloro, famiglie che battono l'oro a mano fino alla creazione di foglie sottilissime. Una tradizione che, come quella vitivinicola, era quasi scomparsa da Venezia, e degli oltre trecento battiloro di un tempo ne rimane soltanto uno, la famiglia Berta Battiloro. Le foglie d'oro della tradizione veneziana vengono applicate a mano su ogni bottiglia e fuse nel vetro, all'interno dei forni delle vetrerie di Murano" ci ricorda Luca.

"Il nome Venissa nasce da Federico Fellini che nel 1970 mentre girava Casanova chiese ad Andrea Zanzotto, poeta lagunare, di scrivere un poema da utilizzare nel film. Riferendosi a Venezia nacque Venissa", continua Luca.
Venissa vuole crescere e lo farà con la vinificazione delle prime vendemmie di Dorona ripiantata in due altre piccole vigne lagunari site in Isola di San Maffio e in Isola Mazzorbetto, portando a complessivi circa 3 ettari coltivati.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione






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