Sovranità by design: la nuova frontiera della rete aziendale
Prinetti (Allied Telesis): la transizione dalla privacy alla sovranità digitale impone nuove regole di rete. Chi agisce ora, trasforma un obbligo imminente in un vantaggio competitivo duraturo
Sovranità by design sostituisce il modello consolidato della privacy by design, imponendo alle imprese di integrare la sovranità digitale fin dalle prime fasi di progettazione delle reti. "Non si tratta più di reagire a una violazione o a una sanzione, ma di considerare un requisito intrinseco, un pilastro che dovrà essere incorporato nell'architettura di rete fin dalla fase di progettazione. Le aziende che ignoreranno questo segnale rischiano di trovarsi impreparate, costrette nel giro di appena 2-3 anni a costosi e complessi interventi di adattamento a posteriori", afferma Giovanni Prinetti, European Solutions Marketing Manager di Allied Telesis. La normativa europea sta definendo un quadro stringente: la Dichiarazione UE per la Sovranità Digitale del novembre 2025 e l'AI Act richiedono controlli rigorosi sui data center che ospitano intelligenza artificiale generativa e agentic AI. "La gestione dei dati che alimentano e sono prodotti da questi sistemi sarà al centro della nuova disciplina", contionua Prinetti.
Il semplice utilizzo di un cloud con sede in Europa non garantisce la sovranità. Anche i provider con data center europei possono essere soggetti a leggi extraterritoriali come il Cloud Act statunitense, che consente l'accesso ai dati se il provider ha una filiale negli USA. "La vera sovranità implica verifiche ben più profonde, che spaziano dalla piena consapevolezza e controllo sulla geografia fisica di archiviazione ed elaborazione, fino alla garanzia che i dati siano soggetti unicamente alla legislazione europea e nazionale, senza potenziali ingerenze esterne", prosegue Prinetti. È necessario controllare l'intera catena di approvvigionamento tecnologico, assicurare la portabilità dei carichi di lavoro e prevenire il vendor lock-in.
Per i CTO, la sfida è valutare se l'architettura attuale è pronta per il 2030 o se richiederà costosi interventi di retrofit. La prima azione consiste nella mappatura e classificazione dei dati, distinguendo tra informazioni sensibili, strategiche e quelle alimentanti l'AI. La successiva valutazione dei fornitori deve andare oltre la sede legale, analizzando le giurisdizioni e le garanzie contrattuali offerte.
Le architetture ibride e multi-cloud sovrane emergono come soluzione chiave, distribuendo i carichi più critici su infrastrutture con pieno controllo giurisdizionale. Investire in piattaforme nazionali o europee, preferendo consorzi o provider locali, rafforza la sovranità. L'adozione di open source e standard aperti riduce il lock-in e facilita la migrazione. Infine, la formazione dei team tecnici è essenziale per diffondere la cultura della sovranità digitale.
Ignorare la sovranità by design comporta rischi legali, operativi e reputazionali, oltre a costi elevati per adattamenti forzati e potenziali interruzioni di servizio. "Per i responsabili tecnologici e i decision maker è questo il momento di guardare oltre l'orizzonte immediato e di progettare reti per un futuro in cui la sovranità digitale non sarà un'opzione, ma un prerequisito fondamentale per operare con successo e sicurezza. Chi agisce ora, trasforma un obbligo imminente in un vantaggio competitivo duraturo", conclude Prinetti.

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