Shock energetico: la crisi apre a nuove opportunità nel settore energetico
Lauro (Schroders) il blocco di Hormuz sta spingendo Asia ed Europa verso nuove politiche energetiche e un'accelerata adozione di rinnovabili
Il blocco del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz a fine febbraio ha innescato un nuovo shock energetico a livello globale. "Si tratta del secondo grande shock energetico degli anni 2020, mentre molte economie stanno ancora adattandosi al primo, scatenato nel 2022 dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia", afferma Irene Lauro, Senior Economist - Europe and Climate di Schroders. L'effetto a catena rimane difficile da quantificare, ma le prime osservazioni indicano pressioni sui prezzi e sulla sicurezza dell'approvvigionamento.
Confronti storici mostrano analogie con gli shock petroliferi degli anni '70, che portarono a cambiamenti strutturali nella politica energetica di numerosi paesi. All'epoca, la dipendenza da fonti fossili importate da regioni instabili costrinse governi e imprese a rivedere le proprie strategie, aprendo la strada a innovazioni come il nucleare in Francia e l'eolico in Danimarca.
L'esposizione regionale varia significativamente. L'Asia importa più dell'80% del petrolio e del gas che transitano per lo Stretto, rendendola la zona più vulnerabile a interruzioni e picchi di prezzo. L'Europa, al contrario, dipende dal 5% del proprio petrolio greggio e dal 13% del GNL proveniente da Hormuz, ma resta sensibile perché i mercati mondiali fissano i prezzi dell'energia.
Nel dettaglio asiatico, il Giappone assume l'84% del proprio fabbisogno energetico da importazioni, seguito dalla Corea del Sud con circa l'80%. La crescente competizione con l'Europa per il GNL potrebbe prolungare l'alto livello dei prezzi, creando un rischio di stagflazione caratterizzato da crescita più lenta e inflazione più alta.
In Europa, Italia, Spagna e Germania importano più di due terzi della loro energia totale. L'aumento dei costi e le interruzioni delle rotte commerciali spingono questi paesi verso una "corsa" al GNL, che a sua volta può mantenere i prezzi elevati per un periodo prolungato.
L'accelerazione del cambiamento strutturale è una risposta tipica agli shock energetici. Governi e imprese stanno rivalutando la resilienza energetica, diversificando le fonti di approvvigionamento e potenziando gli investimenti in sistemi meno vulnerabili alle tensioni geopolitiche.
Le lezioni degli anni '70 evidenziano tre approcci distinti. La Francia lanciò il Piano Messmer, favorendo rapidamente lo sviluppo nucleare. La Danimarca puntò sull'autosufficienza del gas e sul primo sviluppo commerciale dell'energia eolica. L'Italia, invece, rimase fortemente dipendente da importazioni, passando dal petrolio al gas, soprattutto dal Nord-Africa e dalla Russia, consolidando una vulnerabilità che persiste.
Il "dividendo della decarbonizzazione" emerge ora come leva di sicurezza e sostenibilità. "L'energia rinnovabile non è solo un percorso verso minori emissioni, ma riduce anche la dipendenza dalle importazioni", prosegue Lauro. Nel 2025, per la prima volta, la produzione di eolico e solare nell'UE ha superato quella dei combustibili fossili, attenuando la sensibilità ai shock esterni.
Le strategie nazionali a breve termine prevedono l'aumento delle scorte di petrolio e gas come cuscinetto. L'espansione della capacità di stoccaggio è più rapida rispetto alla costruzione di nuove infrastrutture di generazione, soprattutto data la congestione delle reti e la limitata capacità di trasmissione.
Le rinnovabili diventano un fattore di sicurezza e di contenimento dei costi. Nei mercati elettrici europei, il generatore più costoso - tipicamente il gas - determina il prezzo all'ingrosso dell'elettricità. "Nei mercati elettrici europei, il generatore più costoso necessario per soddisfare la domanda, tipicamente il gas, spesso determina il prezzo all'ingrosso dell'elettricità su base oraria. Con l'aumento della produzione da tecnologie a basso costo come eolico e solare, queste tendono a sostituire più frequentemente gas e carbone, facendo sì che l'energia da fonti fossili determini il prezzo meno spesso", prosegue Lauro.
L'esempio della Spagna è emblematico: l'analisi di Ember mostra che la quota di ore in cui il prezzo dell'elettricità è guidato dal gas è scesa dal 75% nel 2019 al 19% nel 2025, mantenendo l'energia elettrica tra le più economiche in Europa nonostante l'aumento dei costi del gas legato al conflitto con l'Iran.

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