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13/05/2026

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IA generativa domanda di talenti in crescita esponenziale

Peveralli (Hays Italia): la sfida è creare le condizioni perché l'IA possa concorrere a migliorare concretamente la qualità del lavoro, la capacità decisionale, la competitività aziendale

Nel primo quadrimestre del 2026 la domanda di specialisti legati all'IA è aumentata del 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questi ruoli sono fondamentali per progettare modelli, gestire infrastrutture, elaborare dati e assicurare trasparenza e rispetto delle normative. Vediamo i più ricercati secondo Hays.
- AI Engineer - sviluppo e ottimizzazione di modelli di intelligenza artificiale.
- Data Engineer - costruzione e manutenzione di pipeline dati.
- Generative AI Specialist - creazione di contenuti e soluzioni basate su IA generativa.
- AI Governance Specialist - monitoraggio dell'etica e della conformità.

- Compliance Specialist - gestione del rischio e protezione dei dati.
Nonostante l'adozione diffusa, la formazione non tiene il passo. Oltre il 50% dei professionisti utilizza regolarmente strumenti di IA generativa, ma il 77% si dichiara disponibile a partecipare a workshop o corsi dedicati, evidenziando una lacuna tra utilizzo e competenze strutturate.
"L'IA è arrivata per restare e per le aziende non è più il momento di chiedersi se adottarla, ma come farlo in modo efficace". commenta Fabiano Peveralli, Director di Hays Italia. "Oggi viene percepita sempre di più come una leva per l'aumento della produttività e dell'efficienza, dell'innovazione e della competitività. Per sfruttarne pienamente il potenziale serve accompagnarne la diffusione con formazione e aggiornamento continui. Registriamo in ogni caso un impatto diretto sul mercato del lavoro perchè cresce la domanda di competenze specialistiche, sul fronte tecnologico e su quello della governance e della compliance. Chi non accelera ora su questo fronte, accumulerà in poco tempo un ritardo difficile da colmare".

Secondo la medesima indagine, il 63% dei lavoratori attribuisce all'IA il beneficio principale di maggiore produttività ed efficienza; il 55% segnala un supporto decisivo nell'analisi dei dati, mentre il 38% ne apprezza il valore creativo nella generazione di idee e contenuti.
Le aziende sembrano percepire l'IA come fattore di evoluzione graduale: il 68% dichiara di non essere preoccupato per possibili impatti occupazionali, mentre il 32% manifesta un livello di preoccupazione più elevato. Tra i dipendenti, la preoccupazione è più marcata nelle fasi intermedie e finali della carriera; al contrario, l'84% dei giovani (20-29 anni) è poco o per nulla preoccupato.


Quasi la metà delle organizzazioni (45%) utilizza regolarmente l'IA sul posto di lavoro, e il 32% considera le competenze legate a IA e automazione tra le più rilevanti per il futuro.
Dal punto di vista normativo, l'Unione Europea introdurrà la prima legge sull'IA ad agosto 2026, rafforzando requisiti di trasparenza, supervisione e controllo dei sistemi automatizzati. L'avanzata dell'intelligenza artificiale non è priva di sfide sul piano etico e normativo. In questo senso, Hays ribadisce l'importanza di gestire adeguatamente questo processo di trasformazione.
"La sfida attuale non è soltanto introdurre l'IA nei processi, ma farlo in modo consapevole e responsabile. Questo significa integrare la tecnologia come strumento di lavoro a supporto delle persone, senza sostituirne il ruolo. La sfida è creare le condizioni perché l'IA possa concorrere a migliorare concretamente la qualità del lavoro, la capacità decisionale, la competitività aziendale", conclude Peveralli.




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