Aggregati riciclati: il volano di costi più bassi e competitività nel settore edilizio
Secondo gli analisti di Seipa, l'utilizzo di aggregati inerti riciclati riduce i costi di approvvigionamento, stabilizza i prezzi e migliora i margini operativi
Uno studio recente del Gruppo Seipa evidenzia come i aggregati riciclati rappresentino oggi una leva economica fondamentale per imprese ed enti pubblici. Analizzando i dati di settore dal 2020 al 2025, la ricerca mostra che la sostituzione di materie prime vergini con materiali provenienti da rifiuti da Costruzione e Demolizione (C&D) genera stabilità dei prezzi, riduzione dei costi di acquisto e ottimizzazione della logistica.
Nel contesto europeo, l'Eurostat registra circa 305 milioni di tonnellate annue di rifiuti C&D, una delle maggiori riserve di materiale potenzialmente riutilizzabile. Le stime sono coerenti con le analisi europee sulla circolarità delle costruzioni (Circular Economy Action Plan e Construction & Demolition Waste Report della Commissione Europea). L'effetto della filiera corta è immediato: «la filiera corta del riciclo riduce la distanza tra luogo di produzione e utilizzo del materiale, con effetti diretti sui costi operativi» affermano gli analisti del Gruppo Seipa.
In Italia, l'ISPRA indica una produzione di oltre 81,4milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione all'anno. Con un tasso di utilizzo circolare del 20,8% nel 2023, l'Italia si posiziona al secondo posto nella UE, ma la quota di materiali realmente reintegrati nei cicli produttivi resta limitata. Gli esperti di Seipa stimano che più di 20milioni di tonnellate annue di materie prime vergini potrebbero essere sostituite, con un impatto diretto sulla riduzione dei costi di filiera e sulla pressione su cave e infrastrutture logistiche.
Per le imprese, l'adozione di aggregati riciclati comporta:
- maggiore stabilità dei prezzi, meno soggetti a fluttuazioni delle materie prime naturali;
- riduzione dei costi di approvvigionamento in molti casi;
- diminuzione dei costi logistici grazie a percorsi più brevi;
- prevedibilità dei costi di cantiere migliorata;
- incremento dei margini operativi nei lavori a bassa marginalità.
Per le stazioni appaltanti, l'inserimento di questi materiali nei capitolati porta a:
- riduzione del costo complessivo delle opere;
- maggiore efficienza nella gestione dei materiali;
- miglioramento degli indicatori ESG nei progetti pubblici.
Il modello interno di Seipa (contabilità industriale 2008-2025) mostra già risultati tangibili: 1,2 milioni di tonnellate di materiali gestiti nel 2025, 320 mila tonnellate di aggregati inerti riciclati prodotti, 60% dei volumi trattati legati al riciclo e 100% di reimpiego degli AIR.
Il principale ostacolo alla diffusione rimane la domanda, non più una questione tecnologica ma sistemica. Le cause individuate includono l'assenza di standard tecnici uniformi, la limitata integrazione nei capitolati e la frammentazione delle filiere. «Il passaggio chiave è dal recuperare al sostituire. È lì che si genera valore economico oltre che ambientale», proseguono gli analisti del Gruppo Seipa.
Le prospettive di mercato a medio termine dipenderanno dall'evoluzione normativa, dall'allineamento dei capitolati pubblici, dall'integrazione tra progettazione e filiera produttiva e dallo sviluppo di mercati locali per le materie prime seconde. In questo scenario, la green economy del settore edilizio si configura come una leva industriale capace di incidere simultaneamente su costi, competitività e sostenibilità.

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