Mercati stabili nonostante la guerra in Iran: il ruolo dell'AI e del rischio energetico
Rondorf (Allianz GI): azioni e obbligazioni resistono, il petrolio riflette il rischio di blocchi, l'AI sostiene la fiducia
Stefan Rondorf, Senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy, Allianz Global Investors, osserva che, a due mesi dall'inizio delle ostilità in Iran, i mercati mostrano una calma inattesa. I prezzi dell'energia restano volatili e alti, ma le classi di asset più rischiose - azioni e obbligazioni societarie - hanno mantenuto una buona tenuta.
Il mercato petrolifero ha reagito come un termometro della crisi: all'inizio dell'anno il Brent scambiava intorno ai 60 $, il livello più basso dal 2021, ma con l'intensificarsi delle tensioni il premio per il rischio politico è salito di circa 10 $ al barile. Il prezzo ha toccato quasi i 120?$ al culmine del conflitto, per poi scendere temporaneamente a 90?$; al momento della redazione supera nuovamente i 105 $. Anche i future per il 2027 hanno registrato un forte rialzo, passando da 60 $ a picchi di 85 $ prima di stabilizzarsi intorno agli 80 $. I mercati petroliferi stanno incorporando il rischio di interruzioni prolungate dell'offerta", afferma Rondorf.
L'aumento dei prezzi energetici ha spinto verso l'alto i rendimenti dei titoli di Stato. Negli Stati Uniti, i Treasury a 2anni sono saliti di circa 30 punti base, mentre quelli a 10anni di 15 punti base. In Germania, i Bund a 2anni hanno registrato un incremento superiore a 40 punti base e quelli a 10anni tra 15 e 20 punti base. "Il movimento più marcato sulla parte breve della curva dei rendimenti segnala che il mercato sta riconsiderando le proprie aspettative sulle politiche monetarie delle banche centrali", prosegue Rondorf.
Gli spread creditizi sono tornati vicino ai livelli pre-conflitto, soprattutto negli Stati Uniti, suggerendo che il mercato delle obbligazioni societarie rimanga relativamente imperturbabile.
Nel segmento azionario, l'MSCI World e i principali indici statunitensi superano i livelli pre-guerra, mentre gli indici europei restano leggermente più bassi. La performance più forte proviene dall'indice dei semiconduttori statunitense SOX e dai mercati asiatici ad alta componente tecnologica, come Corea e Taiwan. I settori dei beni di consumo continuano a sottoperformare a causa della spesa più debole e dei margini sotto pressione. L'AI emerge come tema strutturale di crescita, mentre la fiducia nei consumi ciclici è più contenuta.
Il dollaro ha perso parte del suo status di bene rifugio, indicando che gli operatori attribuiscono meno peso al vantaggio degli USA nell'approvvigionamento energetico e si concentrano maggiormente su opportunità in altre regioni.
Secondo Rondorf, l'ottimismo è sostenuto da tre elementi: la resilienza dell'economia statunitense, la narrativa dell'innovazione legata all'AI che alimenta le aspettative di profitto e produttività, e la previsione che le autorità americane non tollereranno prezzi energetici troppo elevati per lungo periodo, intervenendo se necessario. La disponibilità di credito alle imprese e la moderata degradazione delle condizioni finanziarie riducono il rischio di recessione.
Tuttavia, vari fattori di medio periodo richiedono cautela. Analisti avvertono che, in uno scenario di blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, il Brent potrebbe superare i 150 $, con conseguente rischio di recessione legata all'aumento dei costi energetici, soprattutto per le economie asiatiche ed europee importatrici nette. La carenza di prodotti chimici di base e gas nobili potrebbe spingere nuovamente al rialzo i prezzi, mentre gli effetti di seconda fase dell'inflazione - spirali salari-prezzi - rimangono una minaccia. Una normalizzazione dell'offerta energetica, l'assenza di un rallentamento economico e il mantenimento della fiducia nell'AI rappresentano le condizioni chiave per ulteriori rialzi di mercato.
In un contesto di mercato segnato dalla tensione tra fiducia e compiacenza, per Rondorf appare opportuna la seguente allocazione tattica per azioni e obbligazioni:
- Mantenere un sovrappeso azionario ampio e diversificato a livello geografico e settoriale, con attenzione al rischio di variazioni improvvise.
- Concentrarsi sul settore tecnologico, in particolare sui titoli di semiconduttori e fornitori di hardware legati all'AI, considerati i principali driver di crescita.
- Valutare le opportunità nei mercati emergenti, soprattutto Corea, Taiwan, alcuni paesi dell'America Latina e dell'Europa dell'Est, dove la domanda di tecnologia e le esportazioni di energia offrono potenzialità.
- Ribilanciare le obbligazioni verso titoli con rendimenti più equilibrati, tenendo conto dell'aumento dei rendimenti legati all'inflazione e della possibilità di ulteriori pressioni energetiche.
- Sfruttare i dividendi, che si sono dimostrati affidabili e contribuiscono significativamente al rendimento totale del portafoglio.

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