L'illusione di non mangiarci la terra - Libro "Il Peso della terra"
Vecchi (per Piemme): la lotta per le materie prime sta minacciando l'Europa
Nell'ultimo anno l'Umanità ha estratto dalla terra più di quanto abbia fatto dagli albori della preistoria fino all'anno 2000. Un dato che illustra più di ogni cosa quanto le materie prime, e soprattutto quelle rare, siano vitali non solo per la nostra sussistenza ma, ancor di più, per assecondare la fame di innovazione tecnologica che guida oggi il nostro pensare. Di tutto questo parla l'ultimo scritto di Francesco Vecchi, giornalista e conduttore Mediaset, dal titolo "Il Peso della terra. La lotta per le materie prime che sta minacciando l'Europa", edito da Piemme.
Un testo, come ammette lo stesso Autore, che offre poche soluzioni ai grandi quesiti che abbiamo di fronte, se non quelle del buon senso e della scienza. E che vuole smascherare ipocrisie consolidatesi nell'illusoria convinzione che un mondo ad impatto zero sia a portata di mano.
"La transizione energetica in atto punta a ridurre il consumo di petrolio, gas e carbone nei prossimi anni. Ma credo che sia estremamente pericoloso vivere nell'illusione di un mondo immateriale, quando in realtà è tutto il contrario ciò che sta avvenendo. La nostra civiltà sarà ancora più dipendente dall'acciaio, dal rame, dal silicio o dal litio, dal sale e dalla terra. Per non parlare della nuova frontiera delle terre rare. Non è in atto alcuna smaterializzazione del nostro benessere, né tantomeno si sta realizzando il sogno di un'economia circolare", spiega l'Autore.
Il punto è chiedersi chi lo farà. Il punto è capire chi ne prenderà il controllo e acquisirà il potere di ricattare la nostra prosperità. Saremo in grado, noi europei, di difenderla? Saremo in grado di costruire le filiere e le relazioni necessarie per farlo? O saremo, inevitabilmente, colti di sorpresa?
Un approccio molto interessante e privo di pregiudizi ideologici, che porta il lettore dentro il mondo materiale per capire quali sono e saranno le ricchezze su cui si gioca il potere economico e geopolitico degli Stati e delle grandi multinazionali e perché alcuni Paesi sono in vantaggio rispetto ad altri. Nei 10 capitoli del libro Vecchi descrive la rilevanza che queste materie hanno nella nostra quotidianità, mettendo in evidenza l'impatto che estrarle e trasformarle in componenti essenziali di cicli produttivi (si pensi alla sabbia) e l'uso particolarissimo che hanno in accessori tecnologici di devices dai quali non siamo più in grado di staccarci.
Estrazione, frammentazione, trasporto e lavorazione, tutti processi che da soli impattano l'ambiente e, solo per questo, ci allontanano da quel miglioramento ambientale che tanto ci condiziona ma che, inevitabilmente, solo alcune nazioni perseguono fino in fondo. Il risultato di questa scelta politica, comprensibile ma disomogenea e per certi versi incompatibile con un Mondo cresciuto e sviluppatosi a ritmi differenti, è di rendere complesso competere con nazioni meno sensibili al punto e capaci di mettere le mani sui giacimenti che determinano la ricchezza dell'oggi e, ancor di più nel futuro.
Oggi viviamo nell'illusoria che il mondo marci spedito verso la co-regia dell'AI. Problematico in sé, senza riflettere sull'impatto ambientale che tutto questo ha sul nostro Pianeta. Questo inesorabile percorso evolutivo che abbiamo intrapreso rende l'Europa debole nel confronto con le altre potenze globali. E torniamo al tema politico: occorre una capacità visionaria moderna, che smetta di mettere sul banco degli imputati, per sole opinioni demagogiche, materie e processi senza i quali non saremmo in grado di sopravvivere un solo istante.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione

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