Ottimismo in calo per le medie imprese: la guerra in Iran pesa sul Q1 2026
De Angelis (Grant Thornton): la fiducia dei manager scende del 6% a causa del conflitto e delle sue ripercussioni sui costi e sui tempi di consegna
L'International Business Report (Grant Thornton) evidenzia che nel primo trimestre 2026 solo il 68% dei top manager delle medie imprese si dichiara ottimista sulle prospettive economiche del proprio Paese, un decremento di sei punti rispetto al trimestre precedente. Il risultato principale è legato all'escalation del conflitto in Iran, che sta influenzando negativamente le aspettative di crescita.
I dirigenti segnalano un aumento delle preoccupazioni su diversi fronti:
- costi di spedizione in rialzo, con il 47% che prevede un incremento rispetto al periodo precedente.
- ritardi nella consegna delle merci, percepiti da un numero crescente di imprese.
- carenza di ordini dovuta alla contrazione della domanda, indicata dal 48% dei rispondenti.
- perturbazioni geopolitiche, considerate un ostacolo dal 51% dei manager.
- incertezza economica, temuta dal 57% dei partecipanti al sondaggio.
Nonostante le tensioni, il mid-market mantiene la fiducia nella redditività: il 64% dei manager prevede ancora un miglioramento dei risultati finanziari. La maggioranza ritiene che il conflitto possa essere breve e gestibile, tanto che solo il 51% prevede di alzare i prezzi di vendita per contrastare l'inflazione, un aumento di appena due punti percentuali. Le ambizioni internazionali rimangono stabili: il 51% intende incrementare le esportazioni, il 46% mira a crescere i ricavi sui mercati esteri e il 37% prevede di aumentare la quota di dipendenti dedicati a queste aree.
Secondo Giampiero De Angelis, Head of Audit Grant Thornton Italy, "Il calo dell'ottimismo globale riflette l'impatto concreto che l'instabilità geopolitica ha sulle imprese. Tuttavia, la tenuta delle aspettative di redditività e la continuità degli investimenti in tecnologia, persone e innovazione sono segnali importanti: il mid-market ha imparato dagli ultimi anni a gestire le crisi senza perdere la prospettiva di lungo periodo. La variabile decisiva resta la durata del conflitto: un'incertezza prolungata può pesare anche sulla resilienza più consolidata. In questo contesto, i dati italiani del primo trimestre mostrano un ottimismo stabile, intenzioni di assunzione in crescita e molto sopra alla media europea, e una sostenuta propensione agli investimenti: elementi che, nel complesso, descrivono medie imprese solide e orientate alla crescita".
Dati specifici per l'Italia mostrano un ottimismo al 59%, allineato al trimestre precedente e superiore alla media UE (57%). Le previsioni di crescita del fatturato sono al 56% e quelle di redditività al 52%. Le intenzioni di assunzione raggiungono il 50%, quattro punti in più rispetto al periodo precedente, ben sopra la media europea (43%).
I principali ostacoli segnalati dai manager italiani includono:
- eccessiva regolamentazione e burocrazia (56%).
- costi del lavoro (52%).
- costi energetici (52%).
- perturbazioni geopolitiche (53%).
- incertezza economica, diminuita a 48% (-9 punti).
Sul fronte dei prezzi, il 54% prevede di aumentare i listini, con un rialzo di tredici punti percentuali. Per l'export, le previsioni di ricavi dai mercati esteri scendono dell'8% a 38%. Infine, il 56% delle imprese intende investire in tecnologia, il 52% in ricerca e sviluppo e il 51% in formazione del personale.

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