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06/05/2026

economia

Il rally dei titoli growth: le ragioni dietro il balzo

Melman (Edmond de Rothschild AM): la divergenza tra i mercati azionari e lo slancio dell'economia reale potrebbe essere un primo segnale di debolezza

Il mercato azionario ha registrato un balzo storico nei dieci giorni successivi all'escalation in Medio Oriente, con l'S&P al 100° percentile dei rialzi dal 1950. Il driver principale è stato il segmento growth, in particolare le società legate a hardware, semiconduttori e memorie.
"Come se gli investitori, già temprati dalla serie di shock degli ultimi anni - pandemia, Ucraina, tensioni commerciali - avessero già scontato l'idea che, qualunque sia la crisi geopolitica, essa sia seguita da una rapida normalizzazione", afferma Benjamin Melman, Global CIO di Edmond de Rothschild AM.

Nonostante l'impulso tecnico, i fondamentali mostrano segnali di debolezza: la crisi energetica si è diffusa in Asia e Europa, dove il prezzo del gas ha toccato incrementi superiori al +120% su alcuni contratti, comprimendo crescita economica e margini aziendali.
"Durante questa crisi - la peggiore nella storia del settore energetico mondiale - la nostra view geoeconomica si è inizialmente concentrata sulla copertura dei rischi estremi, in particolare quelli legati alla potenziale distruzione delle capacità produttive di petrolio e gas, nella convinzione che il rischio di un'escalation sarebbe aumentato prima di lasciare spazio a un periodo più lungo di distensione, un classico della dottrina Trump. In secondo luogo, non abbiamo ceduto al panico duraturo, considerando che per la Casa Bianca i fattori economici avrebbero prevalso sulle questioni militari: l'amministrazione Trump guarda alle elezioni di medio termine ed è desiderosa di proteggere il più possibile il potere d'acquisto. Abbiamo quindi scelto di riallocare gradualmente i nostri portafogli verso asset di rischio (azioni e obbligazioni societarie) alla fine di marzo, poiché ritenevamo che gli investitori stessero sopravvalutando uno scenario di crisi duraturo", prosegue Melman. 

L'attuale slancio non è un segnale di stabilità permanente, ma riflette una posizione tecnica favorevole a investitori sottosottoscritti. In pratica, il rialzo è guidato da afflussi di capitale e da un posizionamento di mercato più aggressivo, non da un miglioramento strutturale dei rischi.

Gli Stati Uniti emergono come il principale vincitore relativo: la loro indipendenza energetica, il boom dell'AI - alimentato dal modello Mythos di Anthropic - e una politica fiscale e monetaria più flessibile rispetto al resto del globo conferiscono loro un vantaggio competitivo.
In Cina, il mix energetico e gli interventi governativi hanno contenuto la recessione, mentre Europa e Giappone accumulano vulnerabilità a causa di un contesto di politica monetaria restrittiva e di margini di manovra fiscale ridotti. Le previsioni di EPS per le grandi imprese dell'Eurozona indicano una crescita del +12% nel 2026 e del +11,5% nel 2027, ma le revisioni al ribasso del PIL in paesi come la Germania suggeriscono pressioni persistenti.


"Queste disparità regionali non sono cicliche; stanno gradualmente alterando la ripartizione tra vincitori e vinti di questo paradigma atipico e instabile. Un processo che sta mettendo in discussione più che mai il dividendo di pace degli ultimi decenni", conclude Melman.

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