Tecnologie di frontiera: l'IA spinge la produttività globale a 16,4 trilioni entro il 2033
Poggi (Deloitte): le opportunità offerte sono enormi, ma persistono significative disparità nell'accesso tecnologico e nelle competenze
UNCTAD prevede che le tecnologie di frontiera - intelligenza artificiale, robotica avanzata, calcolo quantistico, droni e clean tech - raggiungeranno un valore complessivo di 16,4milamiliardi di dollari entro il 2033. I vantaggi sono più evidenti nei settori dove l'integrazione tra IA e le altre tecnologie è più solida.
Una ricerca OCSE indica che il 31% delle PMI nelle economie avanzate utilizza strumenti di GenAI, con incrementi di produttività medi superiori al 25% in alcune attività. I dati della Banca Europea degli Investimenti confermano che l'adozione dell'IA da parte delle imprese europee è collegata a una crescita della produttività e dei salari, senza impatti negativi sull'occupazione.
Il documento "Innovation and Emerging Technologies: from Progress to Prosperity", frutto della collaborazione tra ISPI e il Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Italia, analizza l'impatto delle tecnologie di frontiera sugli ecosistemi economici. L'iniziativa, supportata da ISPI, Bocconi e OCSE, con Deloitte Italia come Official Knowledge Partner, si svolgerà dal 4 al 6maggio a Milano.
Tra i partecipanti confermati vi sono: KailashSatyarthi, Premio Nobel per la Pace, OuidedBouchamaoui, Premio Nobel per la Pace, PhilippeAghion, Premio Nobel per l'Economia, AjayBanga, Presidente della Banca Mondiale, LisaMonaco, Presidente per gli Affari Globali di Microsoft.
Una masterclass sulla IA sarà tenuta dalla Global Chair di Deloitte, AnnaMarks.
Lo studio evidenzia la rapida diffusione dei Large Language Models (LLM), i cui costi d'uso sono diminuiti di fino a 900 volte, abbattendo le barriere di ingresso per le piccole imprese e riducendo i costi di scala per le grandi. Tuttavia, i benefici si concentrano nelle economie con strutture innovative già consolidate. Le stime OCSE mostrano aumenti annui della produttività del lavoro fino a 1,3punti percentuali nel Regno Unito e negli Stati Uniti, mentre in Italia e Giappone i guadagni sono nettamente inferiori a causa di una diffusione più irregolare dell'IA nelle filiere.
Il paper sottolinea che l'adozione efficace dipende da condizioni abilitanti - connettività, infrastrutture, competenze e governance - ancora molto disomogenee a livello globale. Solo il 23% della popolazione nei Paesi a basso reddito è online, contro il 94% nei Paesi ad alto reddito; la copertura 5G raggiunge l'84% della popolazione nei Paesi ricchi, ma solo il 4% in quelli più poveri.
Anche la presenza di data center è sbilanciata: i Paesi ad alto reddito detengono il 77% della capacità globale, mentre i Paesi a basso reddito rappresentano meno dello 0,1%. Gli Stati Uniti possiedono circa 200 volte più server pro capite rispetto a un'economia a reddito medio.
Sul fronte del capitale umano, meno del 5% della popolazione nei Paesi a basso reddito possiede competenze digitali di base, rispetto al 66% nei Paesi avanzati. Un investimento aggiuntivo dell'1% del PIL in formazione professionale aumenta di circa il 6% l'effetto dell'IA sulla produttività aziendale. Lo stesso vale per la robotica avanzata, la cui efficacia è legata a percorsi di formazione specializzata.
Il "Frontier technology readiness index" dell'UNCTAD posiziona l'India 76 posti sopra la sua fascia di reddito pro capite, le Filippine 49 posizioni e il Brasile 41. Al contrario, senza investimenti mirati, infrastrutture e competenze rischiano di trasformarsi in ostacoli, allargando il divario tecnologico tra le economie mondiali.
"Le opportunità offerte dalle tecnologie di frontiera sono enormi, ma persistono significative disparità nell'accesso tecnologico e nelle competenze", ha evidenziato Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Central Mediterranean. "La crescita diventa duratura solo quando rafforza la produttività di imprese e territori, sostiene posti di lavoro migliori, amplia l'accesso alle opportunità e aumenta la resilienza sociale. È qui che il dialogo tra governi, imprese e società civile diventa strategico e può aiutare a indirizzare investimenti e governance verso l'inclusione, garantendo che la trasformazione tecnologica si traduca in una crescita che porti prosperità e progresso sociale più diffusi".
"Le tecnologie emergenti sono divenute centrali nella competizione geopolitica e il controllo su dati, capacità di calcolo e competenze si traduce sempre più in potere economico e strategico", ha commentato Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca dell'ISPI. "Un numero limitato di attori domina il panorama e questo ha profonde implicazioni sullo sviluppo e l'uso dell'IA, sugli incentivi per le imprese e sulla distribuzione dei benefici. L'ordine tecnologico globale rischia di diventare sempre più frammentato e ingiusto, aumentando le tensioni e la competizione geopolitica. La cooperazione internazionale è necessaria per uno sviluppo equo, etico e sostenibile delle nuove tecnologie".
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