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22/04/2026

economia

Private debt 2025: raccolta in calo, investimenti in forte crescita

Cipolletta (AIFI): il mercato italiano registra 1,0 mld di raccolta e quasi 7 mld di investimenti. Una svolta strategica

Nel 2025 il private debt italiano ha totalizzato una raccolta di 1.003 milioni di euro, con una riduzione del 26% rispetto al 2024, mentre gli investimenti hanno raggiunto 6.761 milioni di euro, segnando una crescita del 33%. La raccolta è stata effettuata da 12 operatori, rispetto a 14 l'anno precedente, e si è divisa in 771 milioni di euro di mercato (calo del 41%) e 232 milioni di euro di captive. La principale provenienza della raccolta di mercato è rappresentata dal settore pubblico e fondi di fondi istituzionali (32%), seguiti da fondi pensione e casse di previdenza (25%) e banche (14%); il 92% dei capitali proviene da investitori domestici.

Gli investimenti del 2025 ammontano a 6.761milioni di euro, con 172 società finanziate, quasi pari al 2024. Le operazioni superiori a 100 milioni di euro hanno catturato 4.343 milioni, in rialzo del 61%, mentre quelle inferiori a 100 milioni hanno totalizzato 2.418 milioni, crescita del 2%. 52 soggetti hanno realizzato almeno un investimento, con gli operatori internazionali responsabili dell'86% del valore investito, mentre i soggetti domestici hanno effettuato il 54% delle operazioni.
Nel 35% dei casi l'operatore ha partecipato a un club deal, nel 32% ha agito da arranger unico e nel 18% come partecipante a una sindacazione. La tipologia di operazione è stata per lo più finanziamento (59%) o sottoscrizione di obbligazioni (25%); i finanziamenti senior hanno prevalso per numero (55%), mentre l'unitranche ha dominato per valore (67%).

Per quanto riguarda le strutture di rimborso, il 62% delle operazioni ha previsto un bullet, mentre il 32% ha optato per un amortizing. Le garanzie più diffuse sono state il pegno su azioni (53%) e il pegno su quote (16%). La durata media delle operazioni supera i sei anni e lo spread medio è pari a 5,38 punti percentuali sopra l'Euribor a 6 mesi; quasi la metà dei finanziamenti è legata a criteri ESG.
L'obiettivo principale degli investimenti è stato il buy-out (36%), seguito dallo sviluppo (30%), con la crescita esterna come componente dominante. In termini numerici, i progetti di sviluppo (41%) hanno prevalso sul buy-out (32%). Il 69% delle società finanziate era già presente in portafogli di private equity, evidenziando una forte sinergia tra i due settori. Geograficamente, la Lombardia ha fornito 42% delle imprese target, con il Veneto al 11%. I settori più investiti sono il manifatturiero (25%), l'ICT (16%) e i beni e servizi industriali (circa 16%).


Escludendo i progetti infrastrutturali, il 52% degli investimenti è stato destinato a imprese con meno di 250 dipendenti. Il livello di indebitamento post-operazione è rimasto contenuto: il rapporto net-debt/EBITDA è stato inferiore a 3,5× nel 53% dei casi e a 4,5× nell'81%.
"La crescita degli investimenti, che nel 2025 hanno quasi raggiunto i sette miliardi di euro, denota che questo strumento è sempre più strategico per la crescita delle imprese", ha dichiarato Innocenzo Cipolletta, Presidente AIFI. "Sul fronte della raccolta, i valori rimangono bassi: serve un'azione di sistema per aumentare la dimensione degli operatori italiani".


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