Favara (Richmond Italia): per i manager è tempo di "reconnectivity"
C'è una forte accelerazione sull'innovazione tecnologica, ma allo stesso tempo una crescente attenzione alla qualità del lavoro e delle relazioni
La pandemia è da tempo alle spalle, ma le imprese sono ancora alle prese con molti cambiamenti al loro interno e i manager stanno lavorando su più livelli contemporaneamente, anche per ricostituire la cultura aziendale, che si è un po' persa con la presenza diluita sul posto di lavoro. Questa rinnovata necessità di rapporti personali impatta anche sugli eventi B2B, che sono sempre più mirati, costruiti intorno alle persone, con formati che favoriscono il confronto reale e la creazione di valore. Ne abbiamo parlato con Benedetta Favara, direttrice generale di Richmond Italia.
Quali sono le priorità dei manager emerse dalla survey?
Quello che emerge con chiarezza è che i manager oggi stanno lavorando su più livelli contemporaneamente.
Da un lato c'è una forte spinta sull'innovazione: il 77% delle aziende sta già adottando l'intelligenza artificiale, insieme a strumenti di collaborazione e automazione. Dall'altro, cresce l'attenzione su temi più "umani": leadership, motivazione e qualità del lavoro. Sempre più aziende stanno capendo che tecnologia e persone devono evolvere insieme. Ma il dato che secondo me racconta meglio il momento è un altro: il sovraccarico di lavoro e la difficoltà a disconnettersi sono ormai esperienze diffuse. Questo dice molto chiaramente che non è solo una questione di tecnologia, ma di equilibrio e qualità del lavoro.
Sono solo a livello italiano o internazionale?
La ricerca è focalizzata sull'Italia, ma i risultati sono molto allineati a quello che osserviamo anche a livello internazionale.
Le dinamiche sono le stesse: forte accelerazione sull'innovazione tecnologica, ma allo stesso tempo una crescente attenzione alla qualità del lavoro, alla qualità delle relazioni e alla sostenibilità. Più che una differenza geografica, vediamo una convergenza: cambia il contesto, ma le priorità sono sempre più simili.
Nel vostro osservatorio emerge il tema della "reconnectivity": di cosa si tratta e come si sostanzia?
La reconnectivity è, prima di tutto, una presa di consapevolezza. Dopo anni di "always-on", in cui essere connessi era la priorità, oggi il tema è tornare a dare qualità alle connessioni. Non significa rinunciare al digitale, che resta fondamentale, ma riconoscere che ci sono momenti - confronto, fiducia, costruzione di opportunità - che funzionano meglio quando le persone sono nella stessa stanza. Si sostanzia proprio in questo: scegliere quando essere connessi e quando essere davvero presenti.
Ed è esattamente qui che entra in gioco quello che per Richmond è da sempre centrale: creare momenti di relazione reale, in cui le persone si incontrano, si confrontano e costruiscono valore. È quello che raccontiamo con "Human2Human Events" ed è ciò che ci distingue.
Parliamo di eventi B2B: come sta evolvendo il mercato?
Il mercato sta crescendo, ma soprattutto sta cambiando in profondità. Secondo le stime più recenti, il settore passerà da circa 51 miliardi di dollari nel 2025 a oltre 85 miliardi entro il 2035. Ma il punto non è solo quantitativo. Gli eventi stanno diventando sempre più mirati, costruiti intorno alle persone, con formati che favoriscono il confronto reale e la creazione di valore, più che la semplice partecipazione.
E come si evolvono gli eventi nel concreto, grazie anche all'IA?
L'IA sta già cambiando molto il modo in cui progettiamo gli eventi. Aiuta a selezionare meglio i partecipanti, a personalizzare i contenuti, a rendere gli incontri più efficaci. Ma non sostituisce l'esperienza. Anzi, più cresce la componente tecnologica, più diventa centrale il momento umano: quello in cui le persone si incontrano, si parlano e costruiscono qualcosa insieme.
Quanto conta per aziende e manager la componente umana delle relazioni fisiche, dopo anni di esperienze online?
Conta moltissimo, e oggi è più consapevole. Le esperienze online hanno dimostrato che molte attività possono essere fatte a distanza in modo efficace.
Ma hanno anche reso evidente che la fiducia, le relazioni e le decisioni più importanti si costruiscono in modo diverso. Non è una contrapposizione: è una gerarchia. E nei momenti che contano, la componente umana resta centrale.
In un contesto sempre più competitivo, quali sono gli errori più comuni che oggi le aziende devono evitare?
Il primo errore è pensare che tutto sia scalabile allo stesso modo. Non tutte le interazioni hanno lo stesso valore, e trattarle tutte allo stesso modo porta a perdere qualità. Il secondo è confondere quantità di contatti con qualità delle relazioni. Oggi il vero vantaggio competitivo non è avere più connessioni, ma avere connessioni migliori.
Quali sono le previsioni economiche del vostro settore?
Le prospettive sono molto positive. Il settore degli eventi B2B è destinato a crescere in modo significativo nel prossimo decennio, passando da circa 51 miliardi di dollari nel 2025 a quasi 86 miliardi entro il 2035, con un tasso di crescita costante. Questa crescita non è solo legata ai volumi, ma a un cambiamento qualitativo: le aziende stanno investendo sempre di più in esperienze ad alto valore relazionale.

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