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15/04/2026

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Lavoro: le competenze tecniche non bastano più. Servono umanità e consapevolezza

Giorgis (Ecosistema Formazione Italia): occorre progettare nuovi modelli di leadership e di inclusione che sappiano guidare l'automazione senza lasciare indietro le categorie più fragili

La ricerca commissionata da Ipsos e presentata all'Innovation Training Forum di Roma mette il lavoro al centro di sfide sociali, economiche e tecnologiche. Nuove tecnologie, evoluzione demografica e cambiamenti di valori si incontrano nel luogo in cui le persone trascorrono gran parte della vita. "I dati della ricerca Ipsos - precisa Kevin Giorgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia - parlano chiaro: siamo di fronte a una ridefinizione profonda del patto tra lavoratori. In questo scenario, la formazione non può più essere un accessorio burocratico, ma deve diventare l'unico vero ponte per colmare il divario tra le paure dei lavoratori e le necessità di efficienza delle imprese. Dobbiamo superare i falsi miti generazionali e rimettere al centro le persone e il loro benessere. Proprio per rispondere a queste sfide, la terza edizione dell'Innovation Training Summit 2026  ha visto come trasformeremo queste analisi in strategie ed azioni concrete. Non si tratta solo di aggiornare le competenze tecniche, ma di progettare nuovi modelli di leadership e di inclusione che sappiano guidare l'automazione senza lasciare indietro le categorie più fragili. Il futuro del lavoro appartiene a chi saprà formare non solo professionisti, ma persone capaci di governare il cambiamento con consapevolezza e umanità".

Il 55% dei lavoratori a livello globale associa la realizzazione personale al successo professionale, mentre il 52% è disposto a trasferirsi all'estero per un nuovo impiego. Questi dati mostrano una crescente tendenza all'individualismo, con la ricerca di senso che guida le scelte di carriera.
Per quanto riguarda la tecnologia, il 67% teme la perdita di posti di lavoro a causa dell'AI, ma il 64% individua al contempo nuove opportunità occupazionali. L'automazione potrebbe sostituire fino al 50% dei lavoratori, soprattutto tra i meno istruiti e le minoranze, aggravando le disuguaglianze e allungando le ore lavorative e l'età pensionabile.
Le preoccupazioni economiche sono diffuse: timori di recessione, riduzione del reddito disponibile e crisi dei mercati finanziari spingono le aziende a dimostrare un contributo positivo alla società, mobilizzando risorse inutilizzate per riconquistare la fiducia dei dipendenti, che al momento è del 38% solo.

Demografia e lavoro. Il nostro Paese affronta una crisi demografica senza precedenti. In Italia, il tasso di fertilità è tra i più bassi d'Europa e la popolazione in età lavorativa diminuisce, mentre cresce l'età media degli occupati. La percentuale di giovani lavoratori cala, mentre aumentano gli over 50.
Stress, legami e aspettative. Il livello di stress lavorativo è elevato a livello globale, con forti differenze tra paesi. In Italia, molti lavoratori descrivono il proprio lavoro con almeno una connotazione negativa (tra gli aggettivi più citati troviamo: impegnativo, stressante, faticoso) e si indeboliscono i legami emotivi con il lavoro. Un numero significativo di persone si sente realizzato più nelle attività extra-lavorative e avverte un senso di vuoto o disconnessione dal prodotto finale.


Paure e desideri. Le principali paure legate al lavoro includono lo sfruttamento, la mancanza di tutele, la perdita di tempo personale, la discriminazione e il sentirsi un numero. Tra gli aspetti più ricercati ci sono sicurezza economica, equilibrio vita-lavoro, benessere psicofisico e riconoscimento del merito.
Nuovi modelli e falsi miti generazionali. Modelli di lavoro ibridi e flessibili offrono più controllo ma generano nuove complessità, come il bisogno di riconoscimento per chi lavora a distanza. Si affermano nuovi valori, come la credenza nel merito individuale e l'ideale di "fare ciò che si ama", che però può legittimare lo sfruttamento. L'integrazione di diversità (generazioni, nazionalità, modalità di relazione) è sempre più centrale.


"Le sfide del mondo del lavoro oggi - conclude Nicola Neri, amministratore delegato e country manager di Ipsos Doxa in Italia - dipendono fortemente dal contesto. Lo sviluppo di modelli ibridi e flessibili offre ai dipendenti un maggiore controllo su quando e dove lavorare, ma genera al contempo nuove complessità: i lavoratori a distanza spesso si sentono sottovalutati, temono di essere trascurati e vivono una continua ansia da prestazione legata al bisogno di riconoscimento. Stiamo assistendo a un cambio di paradigma: non più "equilibrio" tra lavoro e vita privata, ma una vera e propria fusione tra le due sfere. Questo richiede però un diverso livello di fiducia ed empatia tra datori di lavoro e dipendenti, insieme a una gestione del tempo e delle responsabilità completamente ripensata. A ciò si aggiunge la sfida dell'integrazione di molteplici diversità nell'ambiente lavorativo: generazioni differenti, nazionalità, modalità di relazione e capacità di apprendimento che interagiscono quotidianamente. Il futuro vedrà team 100% umani, team ibridi e team interamente tecnologici convivere nello stesso ecosistema organizzativo".




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