La Direttiva Omnibus I spinge 80.000 PMI italiane verso la rendicontazione ESG
Grbovic (TreeBlock): le Piccole e Medie Imprese rischiano di essere escluse dal mercato se non forniscono dati ESG strutturati
La Direttiva Omnibus I (UE) 2026/470 è entrata in vigore il 18marzo2026, alzando i limiti di obbligo della CSRD a 1.000 dipendenti e 450milioni di fatturato. Formalmente, la maggior parte delle PMI italiane esce dall'obbligo di rendicontare le proprie performance ambientali, sociali e di governance. Tuttavia, le circa 4000-5000 grandi imprese soggette alla CSRD devono includere nell'analisi le emissioni e i rischi ESG dell'intera catena del valore, chiedendo dati a tutti i fornitori, indipendentemente dalla loro dimensione. Il vuoto normativo che si è creato tra il 18marzo e il 19luglio2026, data di pubblicazione dei Voluntary SME Standard (VSME), ha già innescato la diffusione di questionari ESG da parte degli uffici acquisti, senza standard unificati.
- Le grandi aziende devono rendicontare le emissioni della propria catena di fornitura, richiedendo dati a fornitori che spesso non li possiedono.
- Tra 60.000 e 80.000 PMI con più di 10 dipendenti operanti in settori esposti all'export sono nella "zona grigia": se non adeguano i processi ESG entro 24-36mesi rischiano di perdere quote di mercato.
- Secondo le stime di TreeBlock, il 30-40% dei fornitori PMI delle grandi imprese è a "rischio alto" di esclusione o declassamento.
- Le banche, a partire dal 2026, includono criteri ESG nei rating di credito anche per soggetti non obbligati alla rendicontazione, con il 10-15% delle PMI nei settori logistico, manifatturiero e agricolo a rischio di tassi più alti o di diniego del credito.
- TreeBlock, piattaforma specializzata nella gestione ESG, collabora con oltre 150 imprese e 25 partner certificati, offrendo un sistema centralizzato per la raccolta, strutturazione e rendicontazione dei dati ESG.
"Il problema non è la norma in sé, ma il vuoto operativo che si crea nell'attesa degli standard tecnici. Le PMI vengono interpellate dai loro clienti già adesso, senza avere ancora strumenti standardizzati per rispondere. Chi si presenta con dati strutturati viene preferito; chi non ce l'ha viene messo in lista d'attesa - o tolto dalla lista del tutto", afferma Stefan Grbovic, CEO di TreeBlock.
Il modello di TreeBlock prevede percorsi triennali che guidano le imprese dall'acquisizione manuale dei dati fino all'automazione completa, integrando sensoristica per un flusso continuo. La copertura comprende il calcolo della Carbon Footprint secondo ISO14001, la gestione del capitale umano e della sicurezza sul lavoro (ISO45001) e l'impatto territoriale.
"Oggi una PMI che riceve un questionario ESG da un grande committente può scegliere: rispondere in modo frammentato e poco credibile, oppure avere un sistema che produce quei dati in modo strutturato e verificabile. La seconda opzione non è più un vantaggio competitivo, è una condizione di accesso al mercato", aggiunge Grbovic.
La Direttiva Omnibus I ha ridotto il numero di imprese obbligate alla CSRD, ma non ha eliminato la pressione sulla filiera. Le grandi aziende continueranno a raccogliere dati ESG lungo tutta la catena, imponendo requisiti ai fornitori anche se questi ultimi non sono soggetti a obblighi formali. L'attuale mancanza di standard condivisi spinge le imprese a utilizzare framework proprietari o adattare modelli esistenti (come ESRS semplificati, questionari CDP o schemi interni). Di conseguenza, le PMI si trovano a gestire una molteplicità di richieste eterogenee, con metriche e livelli di dettaglio non allineati, rischiando di perdere opportunità commerciali se non riescono a fornire dati ESG affidabili.

Sommario del magazine di questa settimana
Idee e Opinioni
Fare Business
Marketing
Digital Business
Finanza e investimenti
Sport Business
Leisure
BusinessCommunity.it - Supplemento a G.C. e t. - Reg. Trib. Milano n. 431 del 19/7/97
Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
Politica della Privacy e cookie