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01/04/2026

economia

Oro: perché i tassi reali e i flussi ETF dominano il prezzo

Casanova (VanEck): l'oro ha dimostrato il proprio ruolo di rifugio sicuro affidabile. I periodi di debolezza potrebbero rafforzare le ragioni a favore di un'allocazione strategica

Imaru Casanova, Portfolio Manager di Oro e metalli preziosi presso VanEck, sostiene che la recente flessione del ruolo dell'oro come bene rifugio è più legata a una distorsione dei tassi che a un vero collasso della sua funzione protettiva: "sembra più una distorsione determinata dai tassi".
L'attuale rialzo dei rendimenti reali e il rafforzamento del dollaro, alimentati dalle aspettative di minor riduzione dei tassi da parte della Fed, hanno ridotto la domanda di oro nel breve periodo. "l'oro reagisce non solo al rischio geopolitico, ma a qualsiasi fattore che impatti il sistema finanziario globale", ha aggiunto Casanova.

Nel contesto medio-orientale, le tensioni recenti si inseriscono in un quadro già complesso, ma restano favorevoli per l'oro a lungo termine. Storicamente, l'oro può subire una correzione iniziale quando la liquidità si restringe, per poi stabilizzarsi e riprendere valore man mano che gli investitori cercano protezione. "Questo modello ci sembra ancora intatto", precisa Casanova. Gli acquisti delle banche centrali continuano a fornire una domanda strutturale solida. Tuttavia, il loro impatto è più di natura stabilizzatrice che contrappeso alle pressioni dei tassi reali e ai deflussi di capitale a breve termine, "possono sostenere il mercato, ma non proteggono completamente l'oro dalla volatilità macroeconomica", osserva Casanova.

I flussi ETF hanno giocato un ruolo marginale ma determinante sull'andamento dei prezzi. I recenti deflussi hanno accentuato il calo, mentre una possibile inversione rappresenterebbe un segnale di ritorno della domanda di investimento. "Sebbene le oscillazioni dei prezzi nel breve termine possano apparire brusche, non dovrebbero distrarre gli investitori dal ruolo fondamentale dell'oro, ribadisce Casanova.
Le previsioni indicano che, dopo un 2025 positivo, il 2026 potrebbe vedere un consolidamento del prezzo tra 4.500 e 5.500 dollari l'oncia. A questi livelli, la volatilità è attesa a causa dei continui sviluppi geopolitici e dell'incertezza macroeconomica. "A questi livelli di prezzo elevati, gli investitori dovrebbero aspettarsi una maggiore volatilità", avverte Casanova.


Il fattore macroeconomico chiave rimane rappresentato dai tassi reali. Un'inflazione persistente che spinga al ribasso i tassi reali sostenerebbe l'oro, anche con la Fed stabile. In tal caso, i ribassi verso la fascia inferiore dell'intervallo potrebbero attrarre sia la domanda fisica sensibile al prezzo sia gli investitori a lungo termine. "L'oro ha costantemente dimostrato il proprio ruolo di rifugio sicuro affidabile e i periodi di debolezza potrebbero, in ultima analisi, rafforzare le ragioni a favore di un'allocazione strategica", conclude Casanova. 



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