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25/03/2026

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Welfare aziendale: i dati che svelano il divario tra impresa e dipendente

Mazzini (Pluxee Italia): oggi non basta più offrire benefit. E' necessario costruire un vero patto di valore tra aziende, lavoratori e contesto locale

Nel panorama italiano il welfare aziendale è riconosciuto come leva strategica per attrarre, trattenere e motivare i talenti. Tuttavia, il divario tra la percezione delle imprese e quella dei lavoratori resta marcato: il 75% delle aziende dichiara di aver adottato un piano welfare, mentre solo il 49% dei dipendenti ne è certo dell'esistenza. Lo studio "Circular Benefits & Impact" di Pluxee Italia, realizzato con Ipsos Doxa, analizza questa discrepanza e evidenzia come il welfare possa generare valore lungo tutta la filiera economica e sociale. Il sondaggio ha coinvolto circa 300 imprese con almeno dieci dipendenti e quasi 900 lavoratori, fornendo sei insight.

- Il welfare estende il suo impatto oltre le mura aziendali: il 69% dei dipendenti lo considera un efficace strumento per sostenere il potere d'acquisto familiare; nel 2025 l'86% dei benefit sarà speso in esercizi locali, mentre il 14% sarà destinato a grandi catene o servizi digitali. Le imprese, per loro parte, affermano che l'80% dei piani è strutturato per favorire l'indotto locale, trasformando la spesa HR in moltiplicatore economico. Tuttavia, solo il 47% dei dipendenti ritiene che i benefit siano allineati ai propri bisogni di vita.
- Diffusione dichiarata ma comprensione limitata: il 75% delle aziende ha implementato il welfare con una spesa media annua di 2.200 euro per dipendente. Le realtà con più di 250 dipendenti spendono in media 700.000 euro, quelle con 10-50 dipendenti circa 190.000 euro. Nonostante ciò, solo il 49% dei dipendenti riconosce l'esistenza di un piano, segno di possibile scarsa comunicazione o di offerta poco rilevante.

- Il welfare è percepito sempre più come leva competitiva: il 69% degli HR prevede un maggiore coinvolgimento del top management, mentre il 72% dei dipendenti lo considera un criterio decisivo nelle scelte lavorative. Il 30% prevede un incremento dei piani, il 19% un aumento del valore dei buoni e un ulteriore 19% una maggiore attenzione ai bisogni dei lavoratori.
- Soddisfazione lavorativa elevata ma superficiale: nonostante la stagnazione salariale, il 66% dei dipendenti dichiara di essere soddisfatto della propria posizione. Tuttavia, solo il 47% si sente realmente valorizzato, evidenziando una discrepanza tra apprezzamento generale e percezione di riconoscimento.


- Impegno per il benessere non pienamente condiviso: il 49% dei dipendenti valuta positivamente l'impegno dell'azienda verso il proprio benessere. Le priorità dei lavoratori includono retribuzione adeguata, sistemi di incentivazione e opportunità di crescita, mentre le imprese tendono a focalizzarsi su flessibilità e strumenti organizzativi.
- Il welfare è un generatore di valore misurabile d'impresa: tra chi ha accesso al welfare aziendale, il sentiment migliora su tutte le dimensioni. In particolare, aumenta la percezione di essere riconosciuti: la sensazione di essere apprezzati cresce (70% vs 57%) tra chi ha accesso e chi no, così come la valorizzazione (54% vs 41%) e la valutazione dell'impegno aziendale (60% vs 37%).


"Oggi non basta più offrire benefit: è necessario costruire un vero patto di valore tra aziende, lavoratori e contesto locale", commenta Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director di Pluxee Italia. "Con questa ricerca abbiamo voluto osservare il welfare in modo nuovo, incrociando in modo sistematico il punto di vista dei lavoratori e quello delle imprese per delineare un ecosistema che collega scelte organizzative, bisogni delle persone e impatti concreti sul tessuto economico e sociale, per cui il welfare si conferma come un motore di crescita, interno ed esterno".
Il dato più significativo è la correlazione positiva tra accesso al welfare e sentiment dei dipendenti: chi beneficia percepisce un maggiore riconoscimento (70% vs 57%), valorizzazione (54% vs 41%) e impegno aziendale (60% vs 37%). L'80% delle imprese riconosce un impatto positivo su reputazione, engagement, assenteismo e turnover, confermando il welfare aziendale come generatore di valore misurabile e potenziale motore di crescita sia interna che esterna.


"Il welfare è una scelta strategica che tocca attrazione, retention e produttività. Ma è anche un indicatore di fiducia: quando le persone vedono coerenza tra ciò che conta per loro e ciò su cui l'azienda investe, la relazione cambia. Questa ricerca aiuta a leggere quel 'patto' con numeri concreti", ha commentato Tommaso Palermo, Managing Director di Pluxee Italia. "Il welfare crescerà se saprà dimostrare: valore HR misurabile, rimanendo sostenibile e supportato da un quadro di incentivi; concretezza e supporto alle esigenze quotidiane per i dipendenti, allineandosi ai bisogni attuali di una platea generazionale anche molto diversificata. I benefit non sono più accessori: sono leve che, se progettate con metodo e ascolto, rafforzano fiducia, benessere e legame con l'azienda, ma soprattutto possono entrare in una dimensione circolare, supportando anche il territorio limitrofo".




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