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18/03/2026

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L'Italia avvicina l'uscita dal deficit e potenzia la difesa entro il 2028

Capuano e Poli (Scope Ratings): miglioramento fiscale, surplus primario e piano difesa spingono il Paese verso una maggiore stabilità finanziaria

L'Italia registra un netto miglioramento della posizione fiscale dal 2023. Il bilancio primario passa da un deficit del 3,5% del PIL a un surplus dello 0,7% nel 2025, grazie a una crescita dei ricavi e a una contenuta spesa pubblica, in particolare per la riduzione dei crediti d'imposta alle ristrutturazioni. Il deficit si riduce progressivamente: 2,8% del PIL nel 2026, 2,7% nel 2027 e si stabilizza intorno al 2,4% fino al2030, sostenuto da un surplus primario medio dell'1,2% del PIL, che avrà un picco all'1,9% nel 2030.
Secondo un report di Carlo Capuano e Alessandra Poli, Sovreign e Public Sector di Scope Ratings, un'uscita anticipata dalla Procedura di Deficit Eccessivo (EDP) è possibile già nel 2026, un anno prima rispetto alle previsioni iniziali, nonostante il deficit calcolato dall'Istat resti appena sopra il limite del 3% previsto dal Trattato di Maastricht. La decisione dipenderà dal dato sul deficit 2025 pubblicato da Eurostat ad aprile, dalla valutazione della Commissione Europea e dalla ratifica del Consiglio UE.

Un prolungato aggravamento della crisi in Medio Oriente potrebbe pesare sul percorso fiscale. Sebbene l'Italia abbia diversificato le fonti energetiche dopo l'invasione russa dell'Ucraina, rimane dipendente dalle importazioni di gas, che continuano a essere costose. Un rialzo dei prezzi energetici rischia di alimentare l'inflazione, ridurre i consumi e le esportazioni nette. Se la crescita economica scende a0,3% anziché all'attuale 0,7%, il deficit potrebbe superare il 3% nel 2026, ostacolando l'uscita dall'EDP.
Per Capuano e Poli, con la conclusione dell'EDP, il governo prevede di attivare la clausola nazionale di fuga per aumentare la spesa militare. Il piano prevede incrementi graduali dello 0,15% del PIL nel 2026-2027 e dello 0,2% nel 2028, rispetto al 2,0% stimato per il 2025, portando la spesa difensiva al 2,5% del PIL entro il 2028 (criterio NATO). La Commissione Europea ha convalidato il piano nazionale di difesa, e l'Italia dovrebbe ricevere 14,9 miliardi di euro di prestiti SAFE, pari allo 0,7% del PIL 2025, per coprire l'aumento previsto, riducendo i costi di interesse associati. L'impatto sul deficit rimane limitato, salvo un prolungato shock energetico.

Rischi medio-termine

- Continuità delle politiche fiscali, fondamentale per le riforme volte a incrementare la crescita potenziale, stimata intorno allo 0,7 % del PIL.
- Stabilità del governo, che ha rafforzato la fiducia degli investitori e facilitato la riduzione delle detenzioni di debito italiano da parte dell'Eurosistema.
- Costi legati all'invecchiamento della popolazione, che aumenteranno di circa 0,3% del PIL annuo dal 2027-2030 e di 0,9% dal 2031-2035, principalmente per le pensioni.
- Incremento della spesa per interessi, previsto al 4,2% del PIL (9,1% delle entrate) entro il 2030, rispetto al 3,8% del 2025, e mantenuto intorno al 4,0% fino al 2035.


- Possibili shock energetici derivanti da tensioni geopolitiche, che potrebbero far lievitare inflazione e ridurre domanda interna.
Il debito pubblico italiano dovrebbe continuare a diminuire, passando dal picco del 138,4% del PIL nel 2026 a 133% nel 2035, ipotizzando l'assenza di shock aggiuntivi e misure compensative per i costi dell'invecchiamento a partire dal 2030, concludono Capuano e Poli.


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