CEO italiani ottimisti ma attenti: l'AI guida la trasformazione digitale | BusinessCommunity.it
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28/01/2026

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CEO italiani ottimisti ma attenti: l'AI guida la trasformazione digitale

Toselli (PwC Italia): in un contesto di rapido cambiamento, è irrinunciabile investire in innovazione e, in particolare, nella comprensione delle potenzialità degli strumenti già a disposizione delle imprese

La 29ª Annual Global & Italian CEO Survey di PwC, presentata al World Economic Forum di Davos, ha intervistato 4.454 amministratori delegati in 95 Paesi, inclusi 118 in Italia, tra ottobre e novembre 2025. I risultati confermano un clima di ottimismo moderato sulla crescita economica globale, ma evidenziano un contesto incerto e la necessità di accelerare la trasformazione tecnologica per mantenere la competitività.
In Italia, il 62% dei CEO prevede una crescita dell'economia globale nei prossimi 12?mesi, quasi identico al dato mondiale (61%). La fiducia sull'economia nazionale è più contenuta: il 49% dei responsabili prevede un miglioramento. Per quanto riguarda il fatturato, il 35% dei CEO italiani si dichiara molto o estremamente fiducioso nel breve periodo, sopra la media globale (30%), e il 53% mantiene lo stesso ottimismo su un orizzonte triennale, rispetto al 49% globale. I dati di performance mostrano un aumento medio del fatturato italiano del 10% (vs 8% globale) e un margine netto del 8% (vs 10% globale).

Le principali minacce percepite in Italia includono:

- Cambiamento tecnologico (25%).
- Rischi informatici (22%).
- Dazi (20%).
- Inflazione (20%).
- Carenza di lavoratori qualificati (20%).
Questi fattori superano, a livello nazionale, l'ansia per i conflitti geopolitici, citata solo dal 13% dei CEO italiani rispetto al 23% globale. La preoccupazione per la carenza di competenze chiave è scesa dal 35% all'anno precedente al 20% attuale.
La trasformazione digitale è la priorità numero uno per il 53% dei CEO italiani, ben al di sopra del 42% mondiale. Al secondo posto figura la qualità del management team (42% vs 21% globale) e, al terzo, la capacità innovativa (34% vs 29% globale).

L'intelligenza artificiale (AI) emerge come la principale sfida culturale. In tutti i settori analizzati, le imprese italiane mostrano tassi di adozione inferiori alla media mondiale. Le prime cinque aree di ritardo sono:

- Attrazione della domanda (54% di aziende italiane fermate vs 46% globale).
- Servizi di supporto (58% vs 47%).
- Sviluppo di prodotti, servizi ed esperienze (60% vs 47%).
- Definizione della direzione strategica (68% vs 53%).
- Soddisfazione della domanda (62% vs 59%).
Le cause del gap includono la mancanza di una cultura favorevole all'AI (27% dei CEO italiani contro 9% globale), ambienti tecnologici non propizi (14% vs 10%), assenza di regole per un'AI responsabile (34% vs 22%), roadmap carenti (40% vs 23%) e difficoltà nell'attrarre talenti tech (40% vs 23%). Inoltre, il 43% ritiene insufficienti gli investimenti in AI per raggiungere gli obiettivi, contro il 29% mondiale.

Le barriere principali identificate dai CEO italiani sono:

- Mancanza di competenze nella forza lavoro (46%).
- Difficoltà nel trasferire conoscenze (37%).
- Dubbi sui ritorni economici (31%).
- Preoccupazioni di cybersecurity (27%).
- Resistenza al cambiamento (27%).
Nonostante queste criticità, la metà delle imprese italiane ha già iniziato a competere in settori nuovi, superando il 42% globale. Il 62% dei CEO italiani segnala che almeno il 10?% del fatturato proviene da queste nuove attività, poco al di sotto del 66% internazionale. I settori più dinamici in Italia sono servizi alle imprese (12%), assicurazioni (11%) e costruzioni (11%).


Andrea Toselli, Presidente e AD di PwC Italia, osserva: "Il 2026 rappresenta un momento importante per l'IA. I risultati della PwC CEO Survey illustrano che, mentre alcune imprese sono già riuscite a tradurne l'uso in risultati misurabili, altre sono ancora in una fase di studio. Questo ritardo può incidere in maniera significativa sulla competitività. In un contesto di rapido cambiamento, in cui la tecnologia sta influenzando economie e settori industriali, é irrinunciabile investire in innovazione e, in particolare, nella comprensione delle potenzialità degli strumenti già a disposizione delle imprese".

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