Intelligenza artificiale: ruberà o no il lavoro? - Punto e a capo - @gigibeltrame | BusinessCommunity.it
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03/12/2025

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Gigi Beltrame

Intelligenza artificiale: ruberà o no il lavoro?

Saldo negativo, per ora, con l'automazione che colpisce prevalentemente ruoli routinari, ma anche tanti colletti bianchi

Intelligenza Artificiale: creatore o distruttore di posti di lavoro? Il dibattito sull'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro divide esperti, politici e lavoratori. Da una parte, visionari tecnologici promettono una rivoluzione che libererà l'umanità dai compiti ripetitivi, creando opportunità inedite. Dall'altra, sindacati e sociologi avvertono di una catastrofe occupazionale senza precedenti. La verità, come spesso accade, si trova nel mezzo di questa polarizzazione.
Secondo il World Economic Forum (WEF), entro il 2027 l'AI eliminerà circa 83 milioni di posti di lavoro a livello globale, ma ne creerà simultaneamente 69 milioni di nuovi. Il saldo netto di -14 milioni rappresenta solo il 2% della forza lavoro mondiale, suggerendo una trasformazione gestibile piuttosto che un'apocalisse occupazionale.

Tuttavia, questi dati aggregati nascondono disparità significative tra settori e tipologie di lavoro. McKinsey stima che il 30% delle attività lavorative attuali potrebbe essere automatizzato entro il 2030, con particolare impatto su ruoli amministrativi, manifatturieri e di servizio a bassa specializzazione.
L'automazione colpirà principalmente lavori caratterizzati da compiti routinari e prevedibili. Cassieri, operatori di call center, contabili junior e addetti alla produzione industriale figurano tra le categorie più a rischio. Paradossalmente, alcuni lavori manuali specializzati, come idraulici ed elettricisti, risultano più resistenti all'automazione rispetto a molte professioni d'ufficio.

Al contrario, emergeranno nuove opportunità in settori legati allo sviluppo, manutenzione e supervisione dei sistemi di AI. Ingegneri del machine learning, specialisti in etica dell'IA, analisti di dati e tecnici di robotica vedranno crescere esponenzialmente la domanda. Anche professioni che richiedono creatività, empatia e problem-solving complesso - come psicologi, designer e consulenti strategici - manterranno rilevanza.
Il vero nodo critico non è tanto la quantità di posti di lavoro, quanto la velocità e qualità della transizione. Molti lavoratori rischiano di rimanere intrappolati in un gap di competenze, possedendo skills obsolete ma mancando della formazione necessaria per i nuovi ruoli.

I governi e le aziende stanno investendo in programmi di riqualificazione, ma l'efficacia rimane incerta. Singapore ha lanciato SkillsFuture, offrendo crediti formativi a tutti i cittadini. In Europa, il Digital Skills and Jobs Platform mira a formare 20 milioni di specialisti ICT entro il 2030. Tuttavia, la velocità dell'innovazione tecnologica spesso supera quella dell'adattamento umano.
L'AI rischia di accentuare le disuguaglianze esistenti. Lavoratori altamente qualificati vedranno aumentare produttività e salari grazie agli strumenti di IA, mentre quelli meno specializzati potrebbero perdere rilevanza. Geograficamente, Paesi con economie basate su manifattura a basso costo affronteranno sfide maggiori rispetto a nazioni già orientate verso servizi ad alto valore aggiunto.


Le piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale di molte economie, potrebbero faticare ad adottare tecnologie IA, perdendo competitività rispetto ai giganti tecnologici.
La storia insegna che le rivoluzioni tecnologiche, pur causando disruption temporanee, hanno sempre generato più opportunità di quante ne abbiano distrutte. La rivoluzione industriale eliminò milioni di posti agricoli ma creò l'economia moderna. Internet ha trasformato radicalmente il lavoro negli ultimi trent'anni, generando settori interi prima inesistenti.
L'AI seguirà probabilmente un percorso simile, ma con una differenza cruciale: la velocità del cambiamento. Mentre le precedenti rivoluzioni si sono sviluppate nell'arco di decenni, l'AI sta trasformando il lavoro in pochi anni.


L'intelligenza artificiale non ruberà semplicemente il lavoro, né lo creerà automaticamente. Lo trasformerà profondamente, richiedendo adattamento, investimenti in formazione e politiche pubbliche lungimiranti. Il successo di questa transizione dipenderà dalla capacità di società, istituzioni e individui di anticipare i cambiamenti e prepararsi attivamente.

Gigi Beltrame


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