di altri Paesi che hanno
importanti responsabilità
in Italia. Vengono scelti,
a parità di valore con
quelli italiani, per la facilità
di comunicazione che
garantiscono con la casa
madre e con le altre filiali
nel mondo. E questa deve
essere una preoccupazione
del manager per tutti i suoi
collaboratori e per la scelta
dei nuovi entranti in azienda.
Secondo: porsi l’obiettivo
di familiarizzare con
la tecnologia attuale e
in arrivo. Internet apre
orizzonti enormi per
incrementare conoscenze,
creare efficienza e cogliere
gli stimoli necessari per
declinare operatività e
tecnologia in un unico
approccio. Quanti sono
tuttora i manager e i capi
d’azienda che hanno il
rifiuto di usare ancora il
PC e che non leggono
la posta elettronica… Io
credo che l’età sia un
alibi che reggerà sempre
meno, perché chi non si
adegua tra breve resterà
tagliato fuori dal circuito
aziendale che richiederà
sempre più velocità e
rapidità di coinvolgimento
sia al suo interno sia
all’esterno. Il PC sulla
scrivania è ingombrante
e spostarlo è pesante:
device come l’I-Pad, gli
smartphone o i netbook,
risolvono questi problemi
e dovrebbero diventare lo
strumento ideale per il top
management, che deve
essere ormai sempre online.
Terzo: acquisire la
capacità di creare relazioni
commerciali e sociali.
Proprio con l’espansione
di Internet, aumenterà
per l’azienda il bisogno di
avere dei leader conosciuti
non solo all’interno ma
soprattutto all’esterno, nella
grande arena della comunità
economica e sociale.
Conoscere clienti, fornitori
e rappresentanti delle
istituzioni sul loro terreno e
quindi fuori dall’azienda è un
obiettivo indispensabile per
il manager e per l’azienda.
Quarto: aumentare le
competenze personali
sui prodotti e servizi
dell’azienda e fare in modo
che questo know-
how sia una
caratteristica
fondamentale delle
strutture aziendali.
È brutto chiamarlo
“aggiornamento
professionale”,
ma perché
non pensare,
come fanno le
multinazionali
più avanzate,
che tre o cinque giorni
all’anno di “formazione
manageriale” pianificata e
strutturata, siano veramente
un investimento e non un
costo?
Questa proposta di strategia
non mi sembra irrealizzabile.
Ma proprio perché sembra
semplice, sarà difficile
implementarla. Si potrebbe
studiare un collegamento
tra questi punti e i risultati
dell’azienda, individuare
degli indici di misura. Quello
che però è importante,
è ricordare che già oggi
occorre fare una “to do list”
in ogni azienda. In caso
contrario, quando arriverà
la ripresa, saranno altre
aziende con manager più
preparati a goderne i frutti,
indipendentemente da dove
sono dislocate.
Michele Cimino
Presidente ADICO