che tutti aspettiamo.
Azienda e manager sono
prigionieri di uno stato
generale di disagio, legato
anche ai difficili risultati
aziendali, e quindi in un
loop negativo che rende
effettivamente difficile una
qualunque reazione alla
crisi, durante la crisi stessa.
Ma, in ogni caso, non è
con l’immobilismo che si
risolvono i problemi.
L’esercizio positivo che
vorrei proporre ai manager
è quello di non aspettare,
senza fare niente, il giorno
dell’annuncio della ripresa,
ma anzi di proporre uno
schema di lavoro per
prepararci a operare in
quello che sarà il nuovo
scenario. E ritengo più
motivante pensare a un
nuovo scenario, con varie
alternative, lasciando da
parte i pensieri sull’esito
della crisi che, in molti
casi, non dipende e non
dipenderà solo da noi.
Più banalmente, cosa
deve fare il manager per
prepararsi alla ripresa? Se
il manager trova il sistema
per prepararsi è più motivato
oggi e più pronto di altri
a reagire e muoversi al
momento giusto.
Ovviamente, servono
dei paletti, che sono i
capisaldi non discutibili in
generale, ma che bisogna
approfondire nei contenuti
e che sono - cito solo per
ricordarceli - i mercati e la
globalizzazione, i clienti e la
loro evoluzione, la finanza
e la tecnologia invasiva
e pervasiva, che si sta
sviluppando e continuerà
sempre più a condizionare
e non solo a supportare il
business nel mondo.
Affrontare questi temi per il
manager, per l’imprenditore,
per le aziende, può
sembrare un lavoro
impossibile. Ma con alcuni
semplici suggerimenti di
base si può costruire una
nuova figura di manager.
L’azienda ha bisogno di
crescere e da qualche
parte bisogna cominciare:
perché non da un manager
che crede nella ripresa
e opera per prepararsi
e per preparare i suoi
collaboratori? Secondo
l’esperienza ADICO sono
quattro i pilastri su cui
basare questa strategia.
Primo: adeguare la propria
formazione agli standard
internazionali e porsi
l’obiettivo di conoscere
l’inglese come una reale
seconda lingua. Ciò
significa essere in grado
di fare una presentazione
in inglese sia in privato
sia in pubblico. Occorre
essere pronto a dirigere,
allo stesso livello ricoperto
oggi in Italia, un gruppo,
una direzione, una società
dislocata in un’altra parte
del mondo. Per me questo
è un vincolo che riduce
la presenza di manager
italiani all’estero, salvo
proprio quelle eccezioni
che confermano questa
situazione. Oggi sono in
notevole aumento i manager
Condividi | Business Community - Magazine - Ottobre 2010 | | vai al sito | SOMMARIO