più del BTP corrispondente:
quanto di più è difficile da
dire, ma anche qui vale la
pena informarsi. Spesso
nella sezione economia
di molti quotidiani ci sono
informazioni generali sul
settore bancario o specifiche
sui singoli istituti, da cui è
possibile trarre importanti
informazioni: la nostra
banca è molto indebitata?
Sta attuando politiche
aggressive di espansione?
La concorrenza estera
aumenta? Ci sono voci di
difficoltà finanziaria? Tutti
questi fattori depongono
a favore di un rendimento
elevato dell’obbligazione
che la banca vorrebbe
farci sottoscrivere. Non
dimentichiamo, inoltre, che
mentre un titolo di stato
è vendibile in qualsiasi
momento a un prezzo
trasparente, essendo
quotato su mercati
regolamentati, l’obbligazione
bancaria spesso non gode
di queste caratteristiche.
Non è detto che ogni giorno
ci sia un prezzo (è meglio
chiederlo esplicitamente
alla banca) e soprattutto
non è detto che questo
sia vantaggioso per noi.
Ma la cosa più importante
prima di investire il proprio
denaro è prendersi del
tempo, rifletterci e acquisire
informazioni. La fretta
dell’affare all’ultimo minuto
che in breve tempo sfuma, è
come il canto di una sirena a
cui è meglio non cedere…
MORK: Ma perché le
banche trattano così i propri
clienti?
MINDY: Caro Mork,
parafrasando Humphrey
Bogart, mi viene da dirti:
“è il profitto, bellezza!”.
Non è che le banche siano
“cattive”: è che perseguono
i propri interessi. I bancari
che si occupano dei clienti
non sono dei “furbastri”,
ma rispondono agli ordini
di scuderia, attraverso la
vendita di prodotti che per
la loro azienda presentano
quella che viene definita
una “marginalità elevata”.
Del resto, l’asimmetria
informativa e di conoscenza
finanziaria colpisce la stessa
Pubblica Amministrazione
(vedi gli innumerevoli casi
dei derivati di cui sono
infarciti i bilanci di Regioni
e Province in tutto lo
Stivale); figurati un qualsiasi
cittadino. Informiamoci!
Informatevi, e pretendiamo
regole di trasparenza VERE
da parte delle istituzioni di
controllo preposte a farlo
(Banca d’Italia, Consob,
in primis), invece di un
comportamento etico (sigh)
da un’azienda votata al
profitto o da un dipendente
le cui sorti lavorative
dipendono anche dalla
rispondenza agli input della
propria direzione…
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