crescere e di fare che c’era
in quegli anni in Italia, che
ha portato al cosiddetto
“miracolo economico”, sul
quale abbiamo prosperato
fino ai nostri giorni. Anche
se con fasi alterne, abbiamo
fatto il salto: da Paese
arretrato di base agricola
fino a diventare il secondo
Paese manifatturiero pro-
capite. Bisogna ritrovare
questo spirito, la voglia di
impegnarsi, la volontà di
rimettersi in gioco giorno per
giorno. In sintesi, bisogna
ritrovare l’ossessione
per la crescita. Occorre
rimboccarsi le maniche e
investire. Gli imprenditori
italiani sono bravissimi,
ma secondo me devono
tornare a reinvestire
nelle proprie aziende.
Ho sentito recentemente
qualcuno che affermava
che la migliore strategia per
l’azienda italiana è “famiglia
povera-azienda ricca”. I
nostri imprenditori devono
cominciare a reinvestire
tutto il cash flow all’interno
delle proprie attività. Meno
finanza e più economia,
o meglio, credere di più
nella propria azienda. È
quello che io ho sempre
fatto: la famiglia Squinzi,
che controlla al 100% la
Mapei, non ha mai prelevato
utili dal Gruppo, ma ha
continuamente reinvestito
tutto il cash flow generato.
E questo ci ha permesso
una crescita media del 15%
annuo, facendo anche leva
su un po’ di indebitamento
bancario, sempre comunque
contenuto, trasformandoci
in quello che siamo. Ricordo
Mapei nel 1952: c’erano
sette dipendenti. Oggi siamo
oltre settemila. Una crescita
avvenuta anche con qualche
acquisizione esterna, ma
sempre finanziata per linee
interne.