Business Community Magazine - Luglio 2010
Un brand molto noto,
sinonimo di affidabilità
e buon rapporto qualità/
prezzo. Una presenza
diffusa sul territorio, in
grado di soddisfare le
esigenze del modern
travelling, ideale per chi
viaggia per business.
È Best Western Italia,
Gruppo leader nel settore
alberghiero nazionale,
nell’immagine che esce da
una indagine condotta da
Astra Ricerche. Ma come
va il comparto? Ne parliamo
con Celso de Scrilli,
Presidente di Best Western
Italia da oltre dieci anni.
Come sta andando il settore
alberghiero in Italia?
Siamo in uno scenario
post-crisi o comunque in
un periodo di fine-crisi.
Le previsioni che si fanno
vengono puntualmente
smentite. Guardiamo ciò
che è accaduto nei primi
mesi dell’anno: si auspicava
una ripresa costante del
mercato alberghiero, ma
abbiamo avuto alcuni mesi
di ripresa e altri che sono
stati negativi. Parliamo
comunque di numeri non
alti, con flessioni dell’1,5%
circa rispetto agli stessi
mesi degli anni precedenti.
Prendiamo per esempio
giugno, mese con un
ponte importante, e una
festività caduta però a metà
settimana: abbiamo rilevato
un calo del 7% rispetto al
2009, che era già molto più
basso rispetto al 2008. Per
il futuro pensiamo che non
ci sarà più, almeno per il
medio periodo, una crescita
costante post-crisi come
invece era accaduto con
le congiunture precedenti.
Avremo periodi altalenanti
con aumenti di presenze
seguiti da decrementi. Il
dato più importante per le
aziende alberghiere è però
la diminuzione costante
delle tariffe, anche in
momenti di crescita (vi sono
alcune città che stanno
crescendo costantemente
per numero di presenze,
come Roma), portando
a risultati molto bassi in
termini di redditività. Questo
porterà inevitabilmente
parecchie aziende a uscire
dal mercato. Per quanto
riguarda Best Western, per
i primi sei mesi dell’anno
vediamo incrementi intorno
al 7% di fatturato e del
10% per numero di camere
vendute. Questo conferma il
calo delle tariffe.
Quali sono le criticità del
settore alberghiero?
Innanzitutto, manca
una vera e propria
pianificazione. In molte
città italiane, negli ultimi
anni si sta verificando una
importante crescita del
numero degli alberghi,
che ha generato una
fortissima concorrenza ma
non altrettanti giovamenti
al mercato, poiché si
stanno abbassando troppo
i prezzi e le aziende
stanno soffrendo molto.
Prendiamo per esempio
la Francia. Negli ultimi
20 anni è stata fatta una
legislazione precisa per
quanto riguarda le nuove
aperture alberghiere,
con tutte le attenzioni
alle effettive necessità
del territorio. Una nuova
apertura è legata comunque
a una prospettiva di
sviluppo del territorio in
cui andrà a operare. In
Italia tutto ciò ancora non
avviene. Vediamo che
si aprono alberghi, per
esempio, a latere di progetti
che riguardano centri
commerciali e insediamenti
abitativi. I Comuni coinvolti
giustificano l’operazione
indicandola come
“produttiva” per la presenza
dell’albergo che, in genere,
è l’ultimo insediamento
a essere costruito.
Questo rappresenta un
grosso problema per il
mercato italiano. Di pari
importanza è poi la storica
frammentazione delle
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