di internazionalizzazione è
quattro volte superiore.
La manifattura è il settore
più internazionalizzato
Nel 2008, la numerosità
delle affiliate italiane
all’estero è più elevata
nei servizi non finanziari
(12.095 imprese) rispetto
ai settori industriali (7.745
unità) (Tavola 1). Tuttavia, le
controllate estere industriali
presentano una maggiore
rilevanza economica,
concentrando quasi 190
miliardi di fatturato, di cui
oltre 63 miliardi al netto degli
acquisti di beni e servizi,
e un’occupazione totale di
quasi 854 mila addetti. La
maggiore incidenza delle
attività realizzate all’estero
rispetto a quelle realizzate
in Italia si riscontra nella
manifattura. Questo settore,
con un’incidenza rispetto
alle imprese residenti in
Italia del 16,4% in termini
di addetti, del 14,5% in
termini di fatturato e di
quasi il 20% per quanto
riguarda il fatturato al
netto degli acquisti di beni
intermedi, si conferma
quello caratterizzato
dal più elevato grado di
internazionalizzazione, ad
eccezione dell’estrazione
di minerali (quasi il 90%
in termini di addetti) e dei
servizi finanziari (36,8%).
Segue il commercio, mentre
i servizi non finanziari
risultano relativamente poco
internazionalizzati.
La dimensione media delle
controllate italiane all’estero
è pari a 71,3 addetti,
largamente superiore
a quella delle imprese
residenti in Italia (4 addetti).
Questo dato è confermato
sia per l’industria (110,3
addetti rispetto a 5,9), sia
per i servizi (48,5 addetti
rispetto a 3,3). Nell’ambito
della manifattura, le più
ampie differenze tra la
dimensione media delle
imprese si riscontrano nelle
industrie alimentari delle
bevande e del tabacco
(oltre 26 volte superiore),
nelle industrie tessili e
dell’abbigliamento (quasi 17
volte).
         
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