potrebbe essere stato solo
l’inizio. Da allora, infatti,
le difficoltà di deficit e di
debito si sono palesate
anche in altri stati tra cui
l’Irlanda e il Portogallo.
La stessa Spagna naviga
in acque tempestose,
avendo un sistema bancario
particolarmente esposto
al settore immobiliare che,
dopo il boom del 2000-2006,
non accenna a riprendersi.
Anche in Italia la situazione
non è rosea, e credo che il
2011 sarà un anno cruciale
per il destino dell’euro: sono
necessari sforzi finanziari
ma, soprattutto, scelte
che potrebbero essere
largamente impopolari. Le
banche, per esempio, sono
ancora troppo appesantite
dall’eccesso di titoli che
hanno tuttora in pancia e
che da un lato le espone al
rischio che qualche Stato
ristrutturi il proprio debito
e dall’altro le ingessa nella
circolarizzazione del denaro
che adesso sarebbe linfa
vitale per aziende e famiglie.
Mork: Ecco perché quei
signori sostenevano che
molte banche nel mondo in
realtà sono a rischio…
Mindy: Su questo passaggio
c’è poco da scherzare.
Alle banche è stato infatti
concesso di valorizzare
alcuni titoli
facenti parte
dei propri attivi
di bilancio a
valore di costo
e non a prezzo
di mercato. Se
queste perdite
dovessero
venire a galla,
quante banche
potrebbero
fallire,
seguendo
quanto già
successo a
quelle piccole
e medie negli
Stati Uniti?
Mork: Ma non mi pare che
sia un argomento così
trattato sulla stampa e
nei telegiornali. Mi pare
il cittadino non venga
correttamente informato.
Mindy: L’argomento è molto
delicato e va affrontato
sempre con giudizio, con
equilibrio. La difficoltà
maggiore consiste nel
riuscire a far passare il
tempo senza che se ne
parli troppo, sostenendo le
quotazioni delle principali
attività mondiali per dare
alle banche il tempo di
recuperare le perdite da
un lato e smontare queste
operazioni “a leva” dall’altro.
Il problema è così “grande”
perché gli impieghi delle
maggiori banche mondiali
sono tali da rischiare di
compromettere l’intera
economia del proprio Paese
di appartenenza, qualora
fallissero. Qualche tempo
fa vennero pubblicati da
JP Morgan alcuni dati
molto preoccupanti. Per
farti degli esempi, i più
eclatanti, gli impieghi di
UBS erano pari al 376% del
PIL della Svizzera, quelli di
Credit Suisse al 218%. E
proseguendo, Dexia aveva
attivi per il 180% del PIL del
Belgio, Fortis per il 155% del
PIL dell’Olanda, Royal Bank
         
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