di 3,6 miliardi di dollari per
Andean Resources, fatta
da Goldcorp, sono state
oggetto di dibattito dal
punto di vista dell’impatto
sulle valutazioni del settore
e anche del loro obiettivo
strategico. “Si è trovata
larga intesa sul fatto che,
come molte altre commodity,
le miniere d’oro affrontano
prospettive a lungo termine
impegnative per quanto
riguarda la produzione
e occorre trovare nuove
fonti – continua Burstow
-. Mentre le miniere ormai
affermate sono costrette a
prendere in considerazione
lo sfruttamento di giacimenti
di qualità inferiore o a
profondità maggiori, è
aumentato l’interesse per
l’acquisto di compagnie
con giacimenti non sfruttati
o con una produzione
vicino alla superficie. La
forza del prezzo dell’oro ha
fatto sì che molti depositi,
precedentemente ritenuti
non economici da sfruttare,
vengano ora visti in una luce
più positiva. Vari produttori
pensano attentamente a
dove sia possibile spendere
in maniera più proficua
il cash flow acquisito, se
in crescita organica o
non organica. Ciò appare
più evidente per quanto
riguarda i produttori d’oro
di medio livello, per i
quali un’operazione può
essere più proficua che
non per i vecchi produttori
che incontrano difficoltà
nel trovare acquisizioni
interessanti con valutazioni
allettanti. Si assisterà a un
ulteriore consolidamento
del settore oro nei prossimi
uno o due anni, in quanto
i produttori di medio livello
cercano di aumentare
le prospettive di crescita
tramite le acquisizioni,
nonché la crescita organica,
per trarre profitto dalle
previsioni di un incremento
della quotazione dell’oro”.
Gestione del capitale
Per quanto concerne la
gestione del capitale,
soprattutto a livello delle
principali società aurifere
che ricavano un significativo
cash flow dalle attività
esistenti, i team di gestione
sempre più spesso studiano
cosa fare con la liquidità
generata. “Il riacquisto di
azioni e i dividendi sono
in cima alla lista – precisa
Burstow - in quanto le
maggiori società minerarie
sono consapevoli di essere
state deludenti negli ultimi
anni nel remunerare la lealtà
degli azionisti. Nel periodo
2000-2010 (sino a oggi),
i maggiori produttori d’oro
presentano un rendimento
medio da dividendi dell’1,1%
all’anno rispetto alle società
minerarie diversificate che,
nello stesso arco di tempo,
hanno conseguito profitti
del 2,5% annuo. Pur non
essendo un tema comune
come per le principali
miniere, molti produttori di
medio livello hanno anche
discusso il potenziale di
un rendimento del capitale
per gli azionisti, nonché il
finanziamento della crescita
organica e non organica,
ritenendo che avranno cash
flow elevati. Sul potenziale
ripristino dei dividendi
o, di fatto, sull’aumento
dei dividendi, tuttavia, si
evidenzia che i dividendi
non saranno pagati a spese
delle esigenze di crescita,
poiché le società sono
profondamente coscienti
della necessità di continuare
a puntare alla crescita,
tramite l’estrazione o
l’attività di M&A”.
         
BusinessCommunity.it - Magazine - Dicembre 2010 | | | SOMMARIO | | | ENGLISH