iscritti), sia per il cittadino-
utente o l’azienda (che
ha la consapevolezza di
consultare un professionista
aggiornato). Questi corsi
richiedono impegno
(in termini di giornate
lavorative ed economici),
ma i professionisti
stessi riconoscono
che sono diventati una
condizione necessaria per
espletare certe funzioni nel
tempo. Perché non
trasferire questo concetto
di formazione continua, e
quindi di aggiornamento,
alla professione del
manager? Potrebbe
servire a superare anche
la convinzione diffusa che
ognuno di noi sia preparato
a una nuova posizione solo
sulla base di ciò che ha fatto
benissimo nella posizione
attuale. Una nuova sfida
richiede l’apprendimento di
competenze nuove. Si tratta
di identificare un percorso
che porti il manager al
nuovo punto di arrivo,
con una profilazione delle
competenze da acquisire
secondo le sue capacita
professionali.
Avremo una scelta
più accurata dei corsi
da frequentare nel
concetto di
autogestione della
manutenzione del proprio
know-how. L’entità dei
cambiamenti epocali
avvenuti nel mondo del
lavoro e nei mercati richiede
che questa operazione
sia responsabilità di ogni
manager che deve pensare
di farla come investimento
personale. Voglio sostenere
che il manager deve
pensare a gestire il proprio
know-how, la propria
formazione per garantirsi un
continuo approfondimento
ed essere pronto a nuove
responsabilità. Servirà un
piano di lavoro, magari
con un personal trainer,
esempio di migrazione
da altri ambienti, per
accrescere la conoscenza
della lingua inglese e
dell’informatica. L’azienda e
il manager devono sentirsi
reciprocamente impegnati
ad affrontare questo nuovo
ciclo di vita per evitare al
momento dei cambiamenti
contrasti sia in termini di
responsabilità sia in termini
di scelte strategiche. Tutti
problemi che, se affrontati
per tempo, e in maniera
preventiva, possono
facilitare la vita in questi
tempi difficili.
Michele Cimino
Presidente ADICO
BusinessCommunity.it - Magazine - Dicembre 2010 | | | SOMMARIO | | | ENGLISH