Paesi emergenti sembra
essere quindi caratterizzato
da un livello di auto-
sostenibilità superiore a
quello dei Paesi maturi - fa
rilevare Bruera -. Il trend
di crescita dei consumi
privati nei Paesi emergenti
si sostanzia proprio in
parallelo al deleveraging
dei consumatori dei Paesi
maturi”.
Se guardiamo al mercato
primario del credito, nel
2009 per gli emittenti
dei Paesi emergenti è
stato molto selettivo per
quanto attiene al merito
creditizio. Il 65,0% dei
volumi delle emissioni 2010
sono corporate, mentre
il restante 35,0% sono
emissioni sovereign. “Per
comprendere tuttavia come
il merito creditizio sia il focus
degli investitori durante
questo periodo incerto –
osserva Bruera - occorre
sottolineare che oltre il 34%
degli emittenti corporate
sono quasi-sovereign. Di
conseguenza, circa il 57,1%
del totale delle emissioni
sono sovereign o di società
affiliate ai governi nazionali”.
In merito al rating, tematica
quantomai di attualità,
Il deterioramento dei
fondamentali, a livello sia
sovrano sia di singole
società, è stato riflesso
dall’azione dalle principali
agenzie di rating per tutta
la prima metà del 2009.
Durante il mese di agosto
ci sono stati i primi upgrade
delle rating agencies sui
corporate e questo sembra
essere il trend emergente
come conseguenza del
recovery delle economie
emergenti. “Le decisioni di
downgrade/upgrade non
necessariamente sono un
segnale negativo/positivo
sugli spreads, visto il ritardo
con cui le società di rating
agiscono. Gli upgrade
influenzano positivamente
gli inflows per Emerging
Market bond asset class”,
continua Bruera.
Infine, riguardo ai flussi
di investimento, la fuga
dai fondi obbligazionari
dei Paesi emergenti, sia
hard currency sia local
currency, ha vissuto una
fase drammatica nell’ultimo
quarto del 2008, causando
una valanga di vendite
forzate in un mercato
fortemente illiquido che ha
penalizzato le quotazioni
al di là del reale merito di
credito di molti emittenti
sovrani e societari. La
situazione sembra essersi
stabilizzata a partire dal
mese di aprile, evidenziando
inflows netti pressoché
costanti per l’asset class
durante i mesi successivi.
“Questo trend potrebbe
perdurare a lungo se
l’economia mondiale
continua nel recupero. I
fondi US MM sono ancora
riserva di cash che potrebbe
essere riallocato nel
prossimo futuro”, conclude
Bruera.