2,1%. Il motivo: pochissimi
titoli con attraenti “dividend
yield” gonfiano il rendimento
medio. Il passato dipinge un
quadro diverso: per decenni,
i due grafici del diagramma
(dividend yeld medio e
dividend yeld mediano) si
sono quasi sovrapposti.
Solo alla fine del 2003 si
sono decisamente allargati
gli spread - sottolineando
il concetto che l’arte della
selezione di singoli titoli
è più importante che
mai. Soprattutto oggi,
perché le utility, un settore
tradizionalmente ricco di
dividendi, sono scese dal
piedistallo - grazie a vari
interventi normativi. Le
telecomunicazioni, per
esempio.
Negli Stati Uniti, le elezioni
di metà mandato hanno
paralizzato i mercati e
potrebbero continuare
a farlo anche dopo. La
situazione generale di alta
disoccupazione, mercato
immobiliare cupo e
consumi appannati
non cambierà
tanto in fretta. Di
conseguenza, DWS
è molto selettiva
per quanto riguarda
le azioni USA. Il
settore dei beni di
consumo attualmente
è in secondo piano.
L’attenzione va
alle aziende con
un forte business
internazionale. A
livello di crescita, le
grandi multinazionali
sono più legate alla
congiuntura delle
aziende piccole
e innovative - in
Europa come nel
Nord America.
Questo contribuisce
a spiegare come mai
le società small-cap
di economie a bassa
crescita recentemente
siano riuscite a correre più
delle omologhe blue chip.
Tuttavia, anche i barometri
blue chip dovrebbero vivere
una stagione autunnale
positiva. DWS non ha nulla
da aggiungere alle previsioni
per fine anno fatte a gennaio
per il DAX a 6.500 punti.
Klaus Kaldemorgen,
Responsabile azionario
globale di DWS Investments