Anche i servizi di trasporto hanno contribuito all'aumento con un +4,4%.
I beni alimentari mostrano un'accelerazione, sia quelli lavorati (+2,3%) che quelli non lavorati (+4,2%), riflettendosi direttamente sull'indice del cosiddetto “carrello della spesa”, che è passato da +2,1% a +2,6%.
L'inflazione di fondo, che esclude le componenti più mutevoli come energia e alimentari freschi, è salita a +2,1%. Questo dato è significativo per chi si occupa di politica monetaria, perché suggerisce una pressione sui prezzi di natura più strutturale e persistente. Sul fronte fiscale, l'Italia presenta un cuneo fiscale che si conferma tra i più pesanti a livello internazionale. Nel 2024 è salito al 47,1% del costo del lavoro per un lavoratore single senza figli.
Questo valore si confronta con una media dei Paesi OCSE decisamente inferiore, attestata al 34,9%.
Il nostro paese si posiziona come il quarto nell'OCSE per l'entità del cuneo fiscale, subito dietro a Belgio, Germania e Francia.
L'incremento registrato in un solo anno, pari a 1,61 punti percentuali, è stato il più marcato tra tutti i paesi dell'area OCSE. Questo dato pone l'accento su una rigidità intrinseca del sistema contributivo italiano. Tale rigidità pesa in modo significativo sia sulle spalle delle imprese che su quelle dei lavoratori. Ciò rappresenta un disincentivo tangibile alla creazione di nuova occupazione regolare e, contemporaneamente, limita la crescita dei salari netti percepiti dai dipendenti. La combinazione di questi due fattori – un'inflazione che mostra segnali di risalita, specialmente nella sua componente di fondo, e un cuneo fiscale che rimane elevato e, anzi, è aumentato di recente – determina un'erosione consistente del potere d'acquisto dei cittadini.
I salari nominali, spesso frenati da una contrattazione collettiva debole in diversi settori, fanno fatica a tenere il passo con l'andamento dei prezzi, in particolare con l'inflazione core.
Allo stesso tempo, la quota destinata a imposte e contributi assorbe quasi la metà del costo totale del lavoro.
Questa dinamica complessa frena la traslazione della crescita economica complessiva verso i consumi interni, con il rischio concreto di produrre effetti depressivi sull'intero ciclo economico. Considerando che l'inflazione attuale è in parte spinta da shock settoriali specifici (energia, trasporti, alimentari), l'assenza di meccanismi efficaci e rapidi di adeguamento automatico dei salari al costo della vita rischia di allargare ulteriormente le disuguaglianze sociali e di indebolire la domanda aggregata.
Una situazione che richiede attenzione per evitare che il divario tra la crescita potenziale e il benessere effettivo dei lavoratori continui ad ampliarsi.

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Articolo del 30/04/2025