Una flessione del 1,23% che spinge l'indice a quota 52.215,16, mentre lo S&P 500 è scivolato dello 0,52% fermandosi a 7.623,68. Persino il Nasdaq Composite, cuore tecnologico del listino, ha ceduto lo 0,21% chiudendo a 25.955,34. C'è qualcosa di quasi poetico nel vedere i giganti della AI piegarsi davanti a un barile di greggio, come se il futuro digitale avesse improvvisamente finito la benzina.
Questi i dati definitivi alla chiusura dei listini:
- Dow Jones: 52.215,16, -652,82 punti (-1,23%);
- S&P 500: 7.623,68, -39,75 punti (-0,52%);
- Nasdaq Composite: 25.955,34, -53,52 punti (-0,21%);
- Nasdaq 100: 28.957,53, -1,16 punti (-0,00%);
- Russell 2000: 2.775,90, -8,13 punti (-0,29%).
Il vero motore della giornata è stato l'oro nero. Il Brent ha superato i 116 dollari al barile per la consegna di dicembre, con il WTI oltre i 103 dollari, toccando i massimi degli ultimi cinque mesi. Le tensioni geopolitiche in Arabia Saudita e i timori legati all'Iran hanno acceso i prezzi, rendendo gli investimenti azionari nel settore trasporti decisamente meno attraenti.
United, Delta e American Airlines hanno perso tutte più del 4%. Al contrario, SLB ha messo a segno un guadagno del 6,7% grazie a una trimestrale che ha battuto le attese. Il petrolio non perdona. Corre e trascina con sé i costi della logistica mondiale, ricordandoci che non si può ancora volare su un cloud senza consumare cherosene.
L'effetto SpaceX e il terremoto nelle telecomunicazioni
Mentre il cielo si oscurava per il greggio, una notizia arrivata dallo spazio ha scosso il suolo americano. SpaceX avrebbe avviato colloqui con operatori di infrastrutture cellulari per creare una quarta rete wireless nazionale, capace di coprire ben 80.000 torri. Il colpo è stato durissimo per i giganti della telefonia: AT&T e T-Mobile sono crollate di oltre il 6%, mentre Verizon ha limitato i danni al 1,6%. Nondimeno, chi possiede fisicamente quelle torri ha festeggiato. Crown Castle è volata con un incremento del 10% e American Tower ha guadagnato il 3,7%.
Le azioni della società di Elon Musk hanno chiuso in rialzo di circa il 1,5%. Forse gli investitori hanno solo bisogno di un caffè più forte o di un manuale su come ignorare i tweet di Musk per un intero pomeriggio.
All'interno del report Wall Street emerge un dato curioso: Apple ha superato per un breve momento Nvidia per capitalizzazione. Il dibattito si è spostato rapidamente sui costi reali per costruire i centri dati necessari all'evoluzione tecnologica. La tecnologia ha tenuto con un modesto +0,4%, e l'indice dei semiconduttori di Filadelfia è risalito dello 0,6%. Il comparto della cyber sicurezza ha brillato con Cloudflare a +7,4% e Palo Alto Networks a +7,2%. Nonostante i cali generali, la difesa digitale sembra essere un porto sicuro in un mare di incertezza energetica.
Sui bond, il rendimento a dieci anni è tornato a salire, pur restando sotto la soglia psicologica del 5%. Tutto questo accade mentre la Federal Reserve (FED) si prepara alla riunione di mercoledì.
Le scommesse puntano su una pausa nei tassi di interesse, eppure l'ombra di una nuova stretta a dicembre resta allungata sui mercati. Gli operatori monitorano con attenzione anche il settore dell'eCommerce e i consumi, cercando segnali di resilienza. La domanda che aleggia tra i grattacieli di New York è semplice: chi pagherà davvero il conto per l'espansione della AI? Il VIX è risalito a 19,45 punti, segno che la paura sta cambiando pelle ma non sta sparendo. Il denaro costa di più e la paranoia sembra essere diventata la nuova valuta di scambio preferita nelle sale operative.
Articolo redatto da Davide Rossi, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
Economia
Articolo del 24/10/2026

Le nostre newsletter