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16/05/2025

AI in Italia: come l'intelligenza artificiale ridisegna le imprese

AI in Italia: come l'intelligenza artificiale ridisegna le imprese

Il panorama economico italiano sta vivendo una trasformazione significativa grazie all'intelligenza artificiale. Oggi, il 18.6% delle imprese ha già integrato soluzioni AI strutturate nelle proprie attività. È un dato concreto che emerge dalla seconda edizione del rapporto dell’Osservatorio Look4ward, intitolato The Augmented AI-Human Job.

Promosso da Intesa Sanpaolo e Università Luiss Guido Carli, con il supporto di Accenture e Digit’Ed, lo studio ha ascoltato oltre 800 aziende italiane, tra CEO e manager delle Risorse Umane, per capire a fondo l'impatto dell'AI sull'organizzazione del lavoro, sulle competenze richieste e sulla produttività.


I risultati sono promettenti. Quasi un'azienda su due, il 43% tra quelle che utilizzano l'AI, ha già riscontrato un miglioramento tangibile dell'efficienza operativa. Ma il potenziale futuro appare ancora più vasto: entro i prossimi tre anni, si stima che il fatturato potrebbe aumentare fino al 29%, mentre i costi operativi potrebbero diminuire del 17%.

L'interesse per l'AI è in crescita, soprattutto tra le imprese di grandi dimensioni. Si nota una maggiore propensione all'adozione nelle regioni del Nord-Ovest e nel settore dei servizi. Però, l'integrazione della tecnologia da sola non basta a creare un vero vantaggio competitivo.

Per sfruttare appieno le potenzialità dell'AI, le aziende sono chiamate a ripensare radicalmente i propri processi interni, i ruoli professionali e le competenze del personale. Il messaggio chiave che emerge dalla ricerca è molto chiaro: l'AI non prenderà il posto delle persone. Al contrario, il suo valore massimo si realizza attraverso una stretta integrazione con l'intelligenza e le capacità umane.




Questo approccio è alla base del modello chiamato "GenIAle", acronimo che sta per Generative Intelligence for Augmented Labor and Empowerment. Si focalizza sulla creazione di una sinergia positiva tra la tecnologia e le competenze umane, potenziando queste ultime. Un esempio concreto di questa visione è l'approccio adottato da Intesa Sanpaolo, che ha già inserito 2.350 specialisti IT e prevede l'implementazione di oltre 150 applicazioni basate su AI e GenAI entro il 2025. La banca promuove un modello "human in the loop", dove la gestione strategica e il controllo dei processi rimangono saldamente nelle mani delle persone.

Il rafforzamento delle competenze è un pilastro fondamentale di questa trasformazione. La maggior parte delle imprese, otto su dieci, ha intenzione di investire in percorsi formativi mirati nei prossimi tre anni. Una quota significativa, il 42%, prevede di farlo collaborando direttamente con le università. Le competenze più richieste in questo nuovo scenario sono diverse e complementari:

- L'utilizzo consapevole degli strumenti digitali e dell'AI (indicata dal 62% delle imprese);

- La creatività e la capacità di innovare (richiesta dal 32%);

- La capacità di comunicare concetti complessi in modo semplice e chiaro (ritenuta essenziale dal 27%).


Ciononostante, la difficoltà nel trovare professionisti con le qualifiche adeguate rappresenta ancora una barriera concreta per le aziende. Oltre il 66% delle imprese segnala carenze di candidati qualificati sul mercato del lavoro. Per affrontare questa sfida, la collaborazione tra il mondo delle imprese e il sistema accademico diventa cruciale. Costruire un ecosistema formativo multidisciplinare e accessibile è indispensabile per preparare i talenti necessari a guidare l'innovazione e la crescita nell'era dell'AI.


AI in Italia: come l'intelligenza artificiale ridisegna le imprese
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Articolo del 16/05/2025