Consiste nel prendere in prestito titoli, venderli sul mercato, e successivamente riacquistarli a un prezzo inferiore per restituirli al prestatore, intascando la differenza. Questa pratica, sebbene dibattuta e talvolta vista con sospetto dall'opinione pubblica, è considerata da molti operatori essenziale per la liquidità e l'efficienza dei mercati, contribuendo alla scoperta del prezzo reale di un asset. Tuttavia, può anche esacerbare i cali di mercato in periodi di turbolenza.
A livello europeo, la regolamentazione (SSR - Short Selling Regulation) mira ad aumentare la trasparenza delle posizioni corte significative. Gli investitori sono tenuti a notificare alle autorità competenti le posizioni nette corte che raggiungono o superano determinate soglie rispetto al capitale sociale emesso (attualmente lo 0,1% per la notifica alle autorità e lo 0,5% per la divulgazione pubblica). L'Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA) pubblica regolarmente un elenco delle soglie applicabili per i titoli di debito sovrano.
Osservando il panorama europeo, alcuni report e piattaforme specializzate monitorano costantemente le posizioni corte. Si notano movimenti su diversi titoli, con hedge fund e altre grandi istituzioni finanziarie che aprono o modificano le loro scommesse ribassiste. Tra i nomi che compaiono figurano spesso società con particolari sfide di business o settori considerati vulnerabili.
Per quanto riguarda l'Italia, i dati sulle posizioni corte sono anch'essi soggetti agli obblighi di trasparenza imposti dalla normativa europea e monitorati dalle autorità competenti. L'analisi del "days-to-cover ratio", che indica quanti giorni di scambi sono necessari ai venditori allo scoperto per riacquistare le azioni e chiudere le loro posizioni, può fornire un'idea della pressione ribassista su un titolo. Un ratio elevato (generalmente considerato superiore a 5 può essere interpretato come un segnale ribassista per il mercato.
Alcuni titoli italiani presentano posizioni corte significative. Tra questi, si evidenziano società come Fincantieri, Technogym e Webuild per via del loro days-to-cover ratio relativamente alto.
Altri titoli che compaiono nei radar degli short seller includono Banca Generali, Digital Bros, Infrastrutture Wireless Italiane, Esprinet, Datalogic, Sanlorenzo, Amplifon, Eurotech, Anima Holding, BPER Banca, Saipem e Telecom Italia.
È importante sottolineare che la presenza di posizioni corte non implica necessariamente un futuro calo del prezzo del titolo. Le strategie di short selling sono complesse e possono essere influenzate da molteplici fattori. Inoltre, un'elevata concentrazione di posizioni corte su un titolo può, in determinate circostanze, innescare un "short squeeze", un rapido aumento del prezzo causato dalla corsa dei venditori allo scoperto a riacquistare le azioni per limitare le perdite[.
Recenti episodi in Europa hanno mostrato come l'attività dei piccoli investitori, coordinati tramite forum online, possa contrastare le posizioni corte dei grandi fondi, generando forti rialzi in alcuni titoli pesantemente shortati. Questo fenomeno, che ricorda la saga di GameStop negli Stati Uniti, ha interessato titoli come Hensoldt, Renk Group e Eutelsat, causando perdite significative per gli short seller.
Sebbene questi episodi non abbiano avuto per ora un impatto sistemico, evidenziano la potenziale volatilità legata alle dinamiche dello short selling.
In conclusione, l'attività di short selling rimane una componente attiva dei mercati finanziari europei, inclusa l'Italia. Il monitoraggio delle posizioni corte offre agli investitori uno strumento per comprendere le aspettative ribassiste su specifici titoli, pur considerando la complessità di queste strategie e i potenziali rischi, come gli short squeeze, che possono influenzare l'andamento dei prezzi. Le autorità di regolamentazione continuano a vigilare per garantire la trasparenza e la stabilità dei mercati.

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Articolo del 04/05/2025