Le continue oscillazioni nelle decisioni sui dazi da parte di Trump nel corso dell'anno hanno spinto gli investitori ad allontanarsi dagli asset statunitensi. Cercano rifugi sicuri e alternative, tra cui l'oro. Prevedono che le incertezze commerciali peseranno sull'economia globale.
La grande domanda nei mercati è dove finiranno i capitali che solitamente affluivano verso gli asset degli Stati Uniti. Per anni, i gestori patrimoniali hanno abbracciato la convinzione fatalistica che non ci fosse alternativa ("TINA" – sì, i mercati amano gli acronimi), ma forse ora le opzioni esistono.
Mentre l'Europa potrebbe sembrare una destinazione ovvia, le metriche di valore relativo potrebbero favorire l'Asia emergente, come suggerisce Manishi Raychaudhuri. I dati attuali non offrono un quadro completo, ma mostrano una chiara tendenza: gli investitori stanno riducendo la loro esposizione verso gli asset statunitensi. Solo il tempo dirà dove questi flussi di capitale si stabilizzeranno definitivamente.
I mercati asiatici hanno mostrato un rialzo oggi, spinti dai titoli tecnologici. I trader sperano ancora in un possibile accordo, soprattutto se e quando il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping parleranno questa settimana.
I riflettori in Asia erano puntati anche sugli asset della Corea del Sud. L'indice azionario di riferimento di Seoul è salito ai massimi da dieci mesi e la valuta si è rafforzata. Questo è avvenuto dopo la vittoria elettorale del candidato liberale Lee Jae-myung. Tale risultato ha aumentato le aspettative per un rapido stimolo economico e riforme di mercato nel paese.
I future europei indicano un'apertura in leggero rialzo. Si attendono una serie di dati sul settore manifatturiero della regione. La Banca Centrale Europea avvia oggi la sua riunione di politica monetaria.
La BCE è quasi certa di tagliare i tassi giovedì e proseguire il suo ciclo di allentamento monetario.
Ciò è giustificato dalla crescita contenuta dei salari, da un euro forte e da una crescita economica tiepida nella zona euro. Tutti questi fattori indicano una pressione al ribasso sull'inflazione. I dati di ieri hanno confermato che l'inflazione dell'Eurozona a maggio è scesa al di sotto dell'obiettivo del 2% fissato dalla BCE.
L'incertezza legata alle politiche commerciali statunitensi continua quindi a ridisegnare le mappe dei flussi di investimento globali, portando i capitali a cercare nuove case oltre i confini tradizionali.

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Articolo del 04/06/2025