Nonostante la crescita della produzione, la domanda non ha ancora pienamente recuperato. I nuovi ordini hanno continuato a diminuire, ma il lato positivo è che il ritmo di questa contrazione è rallentato significativamente. I mercati esteri, inclusi quelli all'interno dell'Eurozona stessa, sono stati il principale freno alle vendite, con una riduzione dei nuovi ordini dall'estero più marcata rispetto al totale, nondimeno il calo dei nuovi ordini esteri è stato il più contenuto da due anni a questa parte.
Anche altri indicatori mostrano un miglioramento, anche se le aziende continuano a operare con cautela. L'attività di acquisto, le scorte di materie prime e semilavorati, e i prodotti finiti hanno continuato a diminuire, però i tassi di contrazione sono diventati meno severi. L'occupazione nel settore manifatturiero ha visto una riduzione continua del personale, in linea con la tendenza degli ultimi due anni, ma il ritmo di questi tagli è stato il più basso degli ultimi dieci mesi.
Malgrado questi segnali misti, la fiducia delle imprese nelle prospettive future è scesa al livello più basso del 2025.
Al contempo, le riduzioni degli ordini in fase di lavorazione, nonostante i tagli all'occupazione, sono accelerate, raggiungendo il ritmo più alto degli ultimi tre mesi. Questo suggerisce che, pur con meno personale, si è lavorato per smaltire l'arretrato.
Sul fronte dei costi e dei prezzi, c'è un quadro interessante. I tempi di consegna dei fornitori sono migliorati notevolmente, registrando il maggiore accorciamento degli ultimi dieci mesi. Questo si è accompagnato a una diminuzione dei costi di acquisto per le aziende, la prima da novembre scorso. Ma, i prezzi di vendita dei beni manifatturieri sono aumentati in modo più marcato, con un tasso di inflazione che ha toccato un massimo di due anni.
Guardando ai singoli paesi, il quadro di aprile presenta differenze significative. La Grecia ha guidato la classifica con il risultato migliore, pur mostrando un leggero rallentamento rispetto a marzo. Segue l'Irlanda, che ha visto il miglioramento più rapido delle condizioni operative in quasi tre anni.
Gli indici per le altre economie monitorate sono rimasti sotto la soglia di 50.0, indicando contrazione, ma le tre maggiori economie – Germania, Francia e Italia – hanno riportato contrazioni meno severe rispetto al mese precedente.
Al contrario, Austria, Spagna e Paesi Bassi hanno registrato cali leggermente più rapidi.
Ecco la classifica del PMI® Manifatturiero per paese ad Aprile:
- Grecia 53.2;
- Irlanda 53.0;
- Italia 49.3;
- Paesi Bassi 49.2;
- Francia 48.7;
- Germania 48.4;
- Spagna 48.1;
- Austria 46.6.
Questi dati suggeriscono che il settore manifatturiero si stia avviando verso una fase di stabilizzazione, pur navigando in un contesto ancora incerto. Diversi fattori potrebbero contribuire a questo scenario. Da un lato, si osserva l'impatto potenziale della discesa dei prezzi dell'energia, in particolare petrolio e gas, che ha contribuito a ridurre i costi di acquisto per le imprese. Dall'altro, la prospettiva di un taglio dei tassi di interesse da parte della BCE e un possibile ulteriore allentamento monetario sono visti positivamente dalle aziende.
Inoltre, le imprese sembrano essere riuscite a espandere i loro margini di profitto ad aprile, poiché i costi di acquisto sono diminuiti mentre i prezzi di vendita sono aumentati al ritmo più veloce degli ultimi due anni. Nondimeno, questo miglioramento dei margini potrebbe non durare, considerando l'intensificarsi della concorrenza attesa sul mercato, potenzialmente influenzata anche dalle politiche commerciali internazionali. Nonostante il miglioramento della produzione e l'attenuazione dei cali su diversi fronti, la cautela rimane alta, riflessa nella minore fiducia delle imprese, che sottolinea la natura ancora fragile di questa ripresa nel settore manifatturiero Eurozona.

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Articolo del 02/05/2025