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10/07/2026

Crescita PIL italiano: cosa nasconde la leggera ripresa

Crescita PIL italiano: cosa nasconde la leggera ripresa

La Nota sull'andamento economia italiana dell'Istat mostra una crescita contenuta ma positiva. Nei primi tre mesi del 2026 il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3 % su base congiunturale, spinto dalla domanda interna al netto delle scorte e, soprattutto, dalla domanda estera. La crescita annuale si attesta allo 0,6 %, segno di una ripresa lenta ma inesorabile.

Il settore industriale ha subito una battuta d’arresto a maggio: l’indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dello 0,3 % rispetto al mese precedente, interrompendo tre mesi di crescita. I beni di consumo hanno perso lo 0,5%, i beni intermedi lo 0,8%, mentre i beni strumentali sono rimasti quasi invariati (-0,1 %).


Il comparto energetico, invece, ha segnato un balzo del 4,6%, compensando in parte il calo. Nel trimestre marzo‑maggio, tuttavia, l’indice è cresciuto dello 0,9 % grazie al rialzo dei beni strumentali (+2,5%) e di quelli intermedi (+0,7%).

Il comparto delle costruzioni ha registrato un’espansione costante. Aprile ha visto un aumento dello 0,3% su base mensile, dopo il forte +1,9% di marzo. La media di febbraio‑aprile indica una crescita del 0,4 % rispetto al trimestre precedente. Il mercato immobiliare risente di un volume di compravendite in crescita: l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) ha segnato un +1,0% nel trimestre gennaio‑marzo, sostenuto dal rialzo dei prezzi delle case esistenti (+1,5%) contro il calo delle nuove abitazioni (-1,5%). L’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate registra una tendenza del 4,4% nel primo trimestre, in lieve accelerazione rispetto al +0,4% dei tre mesi precedenti.

I servizi hanno continuato a espandersi a ritmo stabile. L’indice del fatturato in volume è cresciuto dello 0,3 % ad aprile, in linea con il +0,2 % di marzo.




Sul periodo febbraio‑aprile però si nota una lieve flessione complessiva dello -0,1 %. I comparti più deboli sono stati le attività professionali, scientifiche e tecniche (-1,0 %), i servizi di alloggio e ristorazione (-0,6 %) e le attività immobiliari (-0,5 %).

Gli investimenti delle società non finanziarie hanno mostrato segni di vigore. Il tasso di investimento è salito al 24,9% (+0,3 punti percentuali) nel primo trimestre, nonostante una crescita più contenuta del valore aggiunto (+0,1%). La quota di profitto, al contrario, è scesa al 42,8% (-0,5 punti percentuali).

La fiducia delle imprese ha registrato un leggero rialzo a giugno, avvicinandosi ai livelli di aprile ma rimane sotto le stime dei primi tre mesi. Il commercio al dettaglio e le costruzioni hanno mostrato i miglioramenti più marcati, mentre nel manifatturiero gli ordini sono peggiorati nonostante le attese sulla produzione siano in crescita. Le imprese manifatturiere segnalano ostacoli alle esportazioni, soprattutto per costi più alti.

Gli scambi commerciali hanno continuato a guadagnare terreno nei primi quattro mesi del 2026.


Le esportazioni sono aumentate del 3,2% e le importazioni del 1,4 % su base tendenziale. Tra i settori manifatturieri, la crescita più consistente è stata nei prodotti in metallo (+30,3%), coke e raffinati (+8,8 %), computer e apparecchi elettrici (+3,7%) e farmaceutica (+3,5%). I mezzi di trasporto hanno subito una contrazione del -4,7%, mentre gli autoveicoli hanno registrato un sorprendente +4,9%. Le importazioni sono state trainate da computer ed elettronica (+16,7%), metalli di base (+11,9%) e coke e raffinati (+10,6%).

Nel mercato extra‑UE le esportazioni hanno guadagnato un +4,4% e le importazioni un +2,9% su base tendenziale, facendo crescere l’avanzo commerciale di 2,4 miliardi di euro, da 19 a 21,4 miliardi. L’export verso USA rimane positivo (+2,3% rispetto ai primi cinque mesi del 2025), anche se il saldo è sceso a 15,2 miliardi di euro. Le vendite verso la Cina (+18,9%) e la Svizzera (+46%) continuano a crescere. Le tensioni con il Medio Oriente hanno provocato un calo del -12,3% delle vendite verso quella regione a maggio.


Sul fronte occupazionale, maggio ha registrato una lieve flessione di -0,1 % (‑22 mila unità), con il tasso di occupazione al 63,0 %. La disoccupazione è scesa al 5,0% in Italia, rispetto al 6,2% dell’area euro, mentre il tasso giovanile è sceso a 15,1%. Il tasso di inattività è aumentato al 33,6% (+0,2 punti). Sul periodo marzo‑maggio, l’occupazione è cresciuta dello 0,5% (+119 mila occupati) grazie a un calo della ricerca di lavoro (-5,0%).

Il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto dell’1,6% e i consumi dell’1,4% nel primo trimestre. La propensione al risparmio è salita all’8,0 %, mentre il potere d’acquisto è migliorato dello 0,8% grazie a un deflatore implicito dei consumi in crescita dello 0,8%.

Il indice di fiducia dei consumatori è sceso a 92,4% a giugno, con quasi tutte le componenti in arretramento, eccetto le attese sulla situazione economica generale e sulla disoccupazione. Le aspettative sull’occupazione migliorano solo nelle costruzioni, mentre nei servizi di mercato, nel commercio al dettaglio e nel manifatturiero le prospettive peggiorano.


Le vendite al dettaglio hanno segnato un incremento del +0,2% in valore e del +0,1% in volume a maggio, spinto sia dal segmento alimentare che da quello non alimentare (+0,2% per entrambi). Su base trimestrale (marzo‑maggio) la crescita è stata del +1,2% in valore e del +0,5% in volume.

Le retribuzioni contrattuali hanno continuato a salire: a marzo l’indice mensile è aumentato dello +0,1% rispetto al mese precedente e del +2,4% rispetto a marzo 2025. Il settore della pubblica amministrazione ha registrato un rialzo del +3,2% rispetto al settore privato (+2,3%). La retribuzione oraria media è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma la dinamica mostra un rallentamento progressivo.

L’inflazione al consumo ha iniziato a diminuire leggermente. A giugno l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,1% su base annua, un decimo di punto in meno rispetto a maggio. L’Italia supera ora la media dell’area euro (2,8%). L’inflazione è più alta della Germania (2,4%) e della Francia (2,0%) ma inferiore alla Spagna (3,6%).


L’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) è a 3,0% a giugno, con una variazione congiunturale nulla.

L’inflazione energia 2026 ha mostrato un’accelerazione moderata, passando dal +11,9% al +12,7% su base tendenziale a giugno, ma con una flessione di -0,2% rispetto al mese precedente, sembra quasi che il termometro dell’inflazione abbia deciso di prendere una pausa caffè.

I prezzi alimentari hanno rallentato, passando dal +2,3% al +1,9% su base annua, con una riduzione dello 0,4% a giugno su base congiunturale. I servizi hanno registrato una leggera decelerazione (+2,6% a giugno rispetto a +2,8% a maggio), soprattutto nei settori ricreativi, culturali e per la cura della persona (+2,7% a giugno).

Il costo del carrello della spesa è diminuito, con una variazione tendenziale dello +1,6% a giugno, più contenuta rispetto al +1,9% di maggio.

A giugno la percentuale di consumatori che si attende un aumento dell’inflazione, nei successivi 12 mesi rispetto ai 12 mesi passati, scende per il secondo mese consevutivo, portandosi al 55,7% (dal 57,8% di maggio e 69,4% ad aprile).


Per quanto riguarda le imprese, il saldo tra le quote relative alle intenzioni di rialzo e quelle di ribasso dei listini nei successivi tre mesi, diminuisce a giugno in tutti i comparti: nella manifattura (da 25 punti percentuali di maggio a 21,1 punti di giugno), nelle costruzioni (da 18,5 a 13,4), nel commercio al dettaglio (da 21,1 a 19,7) e, seppur lievemente, anche nei servizi di mercato (da 6,2 a 6,1), dove era già decisamente più basso. Nel contempo, aumenta la quota delle imprese che intendono mantenere stabili i listini (nella manifattura da 69,9% a 73,1%; nelle costruzioni da 76,2% a 82,1%; nei servizi da 84,4% a 88,5% e nel commercio da 72,7% a 77,3%).


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Articolo del 10/07/2026